La Cava di Pontrelli, un pascolo per i dinosauri del Cretaceo

Cari lettori e lettrici immaginari,

0ggi voglio parlarvi di un luogo molto particolare ma sconosciuto ai più. Si tratta di una pianura calcarea, la cava di Pontrelli, vicino ad Altamura, in Puglia.

La località è oggi conosciuta con un soprannome che fa intuire il tesoro che custodisce: cava dei dinosauri. Nel 1999 infatti sono venute alla luce circa 20000 impronte di dinosauri, risalenti a circa 65-80 milioni di anni fa, rendendo la località una specie di Jurassic Park della paleontologia.

Le orme disperse in circa un ettaro di terreno, si sono formate quando il suolo era fangoso e ricoperto di alghe, permettendone la formazione, e alcune di esse sono disposte in modo da far intuire il percorso di un singolo individuo.

cava pontrelli

Gli studiosi parlarono subito di una scoperta di importanza mondiale: le orme rappresentano una fonte inestimabile di informazioni sull’apparto motorio scheletrico, la postura e l’andatura degli animali. Dalla lettura delle impronte e soprattutto delle piste si è potuto concludere che la zona fosse utilizzata da grandi erbivori come pascoli.

Un gruppo di ricercatori della facoltà di paleontologia dell’Università La Sapienza di Roma, tra cui Umberto Nicosia, ha subito colto il potenziale nascosto nella cava di Pontrelli, ed ha condotto diverse campagne di studio, che hanno portato a rivedere alcuni modelli paleogeografici.

lucianod'angelonationalgeographicit

Ricercatori dell’Università la Sapienza al lavoro nella cava di Altamura poco dopo la scoperta delle orme di dinosauro. Fotografia di Luciano D’Angelo per National Geographic Italia.

La scoperta in questo ed altri siti pugliesi della presenza di dinosauri suggerisce un scenario diverso da quello di ampie regioni sommerse con poche isole, come ipotizzato in precedenza, perché animali così grandi non avrebbero avuto un territorio sufficiente per alimentarsi  e deporre le uova.

In base alle impronte, gli studiosi sono stati in grado di individuare un nuovo genere di dinosauro erbivoro, di circa 5 metri di altezza e 2 tonnellate di peso. Il suo nome è legato all’ubicazione geografica, Apulosauripus Federicianus (Nicosia et alii, 1999).

Mettendo insieme tutte le informazioni ottenute, ad un normale osservatore, sembrerebbe ovvio che le istituzioni si siano attivate per assicurare le condizioni ottimali per la conservazione e valorizzazione di questo unico sito.

Tutto il contrario. Da circa 14 anni le impronte sono esposte agli agenti atmosferici e sono andate quasi completamente distrutte. Nel 2011 è stata avviata la pratica di esproprio dal ministero per i Beni culturali, ma ad oggi le autorità continuano ancora a temporeggiare.


Nonostante questo c’è una folta comunità di privati cittadini e associazioni, che continua a battersi per la messa in sicurezza della cava e la possibile creazione di un parco. Per questo hanno redatto una petizione on-line, nella quale si appellano al governo e al FAI, per avviare l’esproprio. Vi chiedo di leggere e firmare la petizione qui, se credete che quello che rimane delle orme dei dinosauri pugliesi sia patrimonio dell’umanità, e come tale appartenga a tutti noi.

Ringrazio la mia lettrice immaginaria Eugenia Ricciardelli per avermi segnalato questa triste storia di ordinaria italica follia.

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