Linee guida dell’Au-pair nel Regno Unito

Cari lettori e lettrici immaginari, questo post non è particolarmente in linea con ciò che di solito scrivo, ma siccome mi arrivano richieste di informazioni sulla mia esperienza di ragazza alla pari e nanny nel Regno Unito ho deciso di mettere insieme un riassunto delle mie peripezie.

Quando sono arrivata nella prima famiglia che mi ha ospitata in Regno Unito, non sapevo quasi nulla di cosa volesse dire fare l’Aupair, ed in particolare farlo in UK. Penso che se mi fossi informata meglio prima di accettare l’offerta e partire, la mia esperienza sarebbe stata migliore e con meno problemi, e sto scrivendo questo articolo proprio con l’intento di informare al meglio coloro che si stanno accingendo a fare questa scelta.

Vorrei provare a spiegare ed a chiarire il mondo che si cela dietro la parola Aupair, e in cosa si differenzia dalle altre figure professionali legati alla cura dei bambini e degli adolescenti (babysitter, nanny, motherhelp, housekeeper, governess). Nonostante la mia prima esperienza non sia stata delle migliori, ci tengo subito a precisare che secondo la mia modesta opinione, l’esperienza Aupair è uno dei miglior modi per familiarizzare con il paese nel quale uno si vuole, in caso, trasferire. Infatti non solo vi verrà offerto vitto, alloggio ed una più o meno cospicua paghetta settimanale, ma vivendo e interagendo in una famiglia che parla una lingua straniera, sarete forzati ad imparare a comunicare nella loro lingua. Quindi è molto importante che vi scegliate una famiglia “autoctona”, o per lo meno non italiana: molte persone che conosco qui a Londra, hanno scelto famiglie italiane, e dopo mesi e mesi che abitano qui, ancora faticano a farsi capire in inglese.

Ma passiamo alle informazioni pratiche. Innanzitutto, storicamente l’Aupair è nato come un programma rivolto a giovani di età compresa tra i 18 e 27 anni, disposti a soggiornare in una famiglia ospitante offrendo supporto nella cura dei bambini, per un determinato numero di ore settimanali e con determinate mansioni, in cambio di vitto, alloggio, una somma di denaro settimanale e aiuto nell’apprendimento della lingua e della cultura locale. Oggi come oggi la categoria Aupair si è allargata: molto spesso le famiglie accettano, e talvolta preferiscono, persone più mature dai 30 ai 35 anni, e le mansioni e gli orari sono andati a sovrapporsi con quelli delle più esperte, e in teoria meglio pagate, nannies. Infatti l’Aupair era tradizionalmente una persona interessata ad imparare la lingua della famiglia ospitante, e per questo doveva avere il tempo di frequentare un corso di lingua, spesso pagato dalla famiglia stessa.

Secondo il sito del governo britannico (https://www.gov.uk/au-pairs-employment-law) infatti l’Aupair, non è classificata/o come lavoratore o impiegato, e non è quindi obbligato a ricevere il minimum wage, stipendio orario minimo. Sempre secondo il medesimo sito, l’Aupair lavora un massimo di 30 ore alla settimana, più due sere settimanali di babysitting, con un compenso di 70-80 pounds alla settimana. In teoria quindi, se l’orario lavorativo eccede le 35 ore settimanali e il pocket money è maggiore a 80 pounds, l’Aupair ricade nella categoria lavoratore dipendente, e la famiglia in datore di lavoro, con tutto ciò che ne consegue, tasse comprese. In ogni caso, vi consiglio di ottenere il più velocemente possibile il vostro NIN o NI, National Insurance Number, che è l’equivalente del codice fiscal italiano, che vi permetterà di pagare le tasse se e quando troverete un lavoro vero, o per esempio di richiedere il sussidio di disoccupazione o per la casa. Fare il NIN non costa nulla, basta che chiamiate un numero (https://www.gov.uk/apply-national-insurance-number), prendiate un appuntamento al più vicino jobcentre (centro per l’impiego) e vi rechiate lì, muniti di più documenti di identità possibili (ad esempio carta d’identità, passaporto e/o patente) e una lettera della famiglia che dichiara che voi soggiornate a casa loro. Il NIN vi arriverà comodamente a casa dopo circa due settimane.

Sebbene l’unico sito ufficiale per trovare le agenzie accreditate, informazioni dettagliate sui diritti e doveri dell’Aupair (compresa due utilissime liste di lavori casalinghi che l’Aupair deve o non deve fare), e ricercare famiglie dopo aver pagato una quota associative, sia quello del BUPAA, British Au Pair Agencies Association (http://www.bapaa.org.uk/displaypage.asp?page=46) , sulla rete troverete un florilegio di siti dove è possibile registrarsi a gratis, creare il proprio profilo ed entrare in contatto con possibili famiglie ospitanti (https://uk.care.com/?gclid=COS_1tb5570CFRDItAodKhAA4g, http://www.childcare.co.uk/, http://www.easyaupair.com/, http://www.greataupair.com/, etc.). La seconda opzione può sembrare più facile e meno impegnativa, ma offre minori garanzie e può riservare diverse insidie. Per esempio nella mia personale esperienza, ho utilizzato uno di questi siti, e i primi sei mesi non sono stati per niente facili. Per questo vi suggerisco alcuni stratagemmi che potete utilizzare per minimizzare il rischio di un’esperienza difficile.

Prima di tutto siate onesti con voi stessi e riflettete bene su quello che vi piace e su quello che proprio non sopportate. Per esempio se odiate gli animali, e la sola presenza di un cane vi fa agitare, non scegliete famiglie che dichiarano di avere animali domestici. Se siete animali sociali, ed amate fare nuove conoscenze ed uscire la sera, evitate famiglie che vivono in campagna o in zona 6 a Londra. Evitate famiglie con bambini molto piccoli, o con molti figli, se non avete esperienze precedenti. Ritrovarsi a dover gestire una situazione sconosciuta potrebbe rivelarsi traumatico!

Una volta che avete scremato la lista dei possibili ospitanti, passate alla fase conoscenza: preparatevi una cover letter, lettera di presentazione, dove spiegate la vostra esperienza, il perché volete intraprendere l’esperienza Aupair, le vostre passioni, cosa vi piace fare nel tempo libero, etc. Dopo esservi presentati a vicenda, passate a stabilire se la vostra disponibilità temporale coincide con i bisogni della famiglia.

In questa fase la famiglia ospitante dovrebbe farvi avere una lettera di invito dove vengono precisate tutte le condizioni del vostro soggiorno, ore lavorative, giorni liberi, e “paghetta” compresi. Questo è molto importante, perché nello sfortunato caso in cui la vostra permanenza non vada bene, o nel caso in cui la famiglia cominci ad abusare del vostro aiuto ed a pretendere cose non previamente pattuite, voi avrete un foglio di carta dalla vostra parte per ricordare loro gli impegni presi. Insomma, patti chiari, amicizia lunga!

 

nanny

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