Il Museum+Heritage Show di Londra

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Anche se ormai sono passati più di 3 anni dal momento in cui ho discusso la mia lunga e travagliata tesi di laurea, ancora non mi arrendo e continuo a cercare soluzioni che mi permettano di lavorare nel campo dei beni artistici-culturali. E’ vero il mio corso di studi non è propriamente letterario nè storico, ma per lo più scientifico. In Italia il Ministero dei beni Culturali e il Ministero dell’Istruzione sembrano non essere neppure a conoscenza dello stuolo di laureati in “Scienze per i beni culturali” prodotto negli ultimi dieci anni, ben che meno pare che le istituzioni abbiano un’idea della tipologia degli insegnamenti impartiti all’interno di questo corso di laurea.

Oltre al fatto di voler imparare bene l’inglese e la carenza di un qualsivoglia lavoro, ho deciso di venire qui nel Regno Unito per capire meglio se la situazione inglese fosse la stessa di quella italica.

Così ho iniziato a visitare i musei il più di frequente possibile, fare volontariato nel dipartimento di conservazione ed analisi scientifiche del British Museum, e a cercare di reperire informazioni sulle opportunità lavorative offerte nel campo della conservazione e dei beni culturali in genere. Nella mia ricerca mi sono ben presto imbattuta nell’ICON, l’istituto per la conservazione “locale”. Volendo iscrivermi come membro, per ricevere il giornale ed avere più informazioni possibili riguardo alle attività di questo ente, ho mandato una email ad un generico indirizzo, e per risposta ho ricevuto un messaggio automatico che mi avvertiva che la persona incaricata di occuparsene non era al momento in ufficio ma che avrei potuto trovarla al “Museum+Heritage show. Solutions, inspiration and advice for the cultural sector”, il 15 e 16 maggio, presso l’area espositiva di Kensigton Olympia.

Primo momento di stupore positivo.

Ho subito cercato la pagina web dell’evento, e con poche mosse sono riuscita a registrami come “conservator”. Il tutto ovviamente gratis.

Secondo momento di stupore positivo.

La mattina del primo giorno sono andata nel posto indicato con largo anticipo, reduce da svariati eventi del genere nei quali al momento dell’ingresso sono saltati fuori le più svariate problematiche e relative lungaggini burocratiche (anche se è vero che non sono mai andata ad un congresso-conferenza-raduno internazionale, e la mia esperienza era prettamente italiana). In modo del tutto inaspatteto ho consegnato il foglio di carta ache avevo stampato al personale all’ingresso, che ha passatto il codice a barre sotto un lettore.

Terzo momento di stupore positivo.

In due minuti avevo il mio badge al collo, la mia borsina con il programma dell’evento ed altri libretti informativi.

Dopo questo preambolo mi preme avvertire i miei lettori immaginari che una buona parte di loro potrebbe non essere per niente interessata all’argomento. visto che la mia speranza è di fare un breve resoconto delle cose imparate durante i due giorni in cui ho visitato la mostra, e che questo possa servire alla parte di lettori immaginari coinvolto nel settore (o che come me vorrebbe esserlo).

All’interno erano presenti una quantità ragguardevole di enti, associazioni, ditte per la climatizzazione museale, prodotti multimediali e per la digitilizzazione, ed anche una grande area riservata alla innovative stampante 3D. Da scienziata quale amerei essere devo rimarcare la quasi totale assenza di ditte di prodotti chimici dedicati alla diagnostica ed al restauro. D’altronde l’iniziativa era di carattere generale e non specificatamente riguardante la conservazione e la scienza applicata al restauro.

Dopo aver trovato il banchino dell’ICON ed aver chiaccherato con la gentile dipendente, ho girellato un po’ prendendo materiale cartaceo e informazioni qua e là.  Avevo dato uno sguardo al programma di conferenze e workshop prima di arrivare, ma non ce n’era nessuna riguardante l’ambito della diagnostica e del restauro da un punto di vista scientifico, che sarebbe in teoria il campo nel quale vorrei, utopicamente, lavorare.

Così ho deciso di assistere agli incontri dedicati al rapporto tra la sfera educativa (scuole, comunità, pubblico in generale) e gli spazi museali. Mi interessa anche questo punto di vista, non solo perché per quasi dieci anni ho lavorato come educatore scientifico, in contatto con la parte più importante e vitale della società, ma anche perché sono convinta che far partecipare il pubblico, in particolare quello più giovane, alle attività che si svolgono nei musei, biblioteche, archive, etc, sia fondamentale per creare un miglioramento tangibile nelle relazioni tra persone e nella socetà stessa.

Il primo giorno ho assistito a due conferenze. La prima era tenuta da Hedley Swain, direttore del “Museums, Arts Council” ed era intitolata “Update on museums and Arts Council”. L’argomento centrale della discussione era la difficile situazione economico-finanziaria. Anche qui infatti sono stati effettuati tagli nel campo della cultura e dei musei, tanto che alcuni musei sono a rischio chiusura. Il concetto che il relatore ha rimarcato durante il suo discorso è stato “the economic value of museums”. Tanti interrogativi si sono affastellati nella mia testolina. Come mai in Italia, si paga per entrare anche in Chiesa, e non riusciamo a reinvestire questi introiti positivamente? E come mai lavorare in questo campo rimane per molti un’utopia, anche se qualificati e disposti a sacrifici e a lavorare sottopagati?

La seconda conferenza, tenuta da Esme Ward, head of Learning and Engagement al Manchester Museum& The Whitworth Art Gallery, e Jo Graham, direttrice di Learning Unlimited, è stata più costruttiva e stimolante. Il titolo era “Museum learning and very youngest visitors”. Questa conferenza è stata per me interessantissima, non solo perché al momento lavoravo come nanny, e in seguito ho lavorato per circa sei mesi come teaching assistant in una scuola per ragazzi autistici, ma soprattutto perché mi sento del tutto concorde con Esme Ward, la quale ha sottolineato che non ha senso conservare dell’opere, se queste rimarranno fini a stesse, chiuse nella loro autoreferenzialità, o peggio in un magazzino.

Il secondo giorno la prima conferenza che ho ascoltato era dedicate ai nuovi approcci del HLF (Heritage Lottery Found) nella scelta dei progetti da finanziare.

La seconda, tenuta da David Craven, Officer Museum Development North West, trattava della sostenibilità ambientale nelle scelte manageriali della gestione museale.

Finalmente la terza ed ultima conferenza alla quale ho assistito, vedeva come protagonista una conservatrice, Irit Narkiss, del Manchester Museum. Il titolo della conferenza era “Managing access to collections: a conservator’s viewpoint”.

Al fin delle fiere non so se riuscirò mai a lavorare in questo campo (al momento faccio la tecnica di laboratorio in una scuola superiore, qui in UK), ma mi sento di consigliare a tutte/i voi conservation scientists senza arte né parte, di fare un salto al Museum+Heritage show, se ne avete l’occasione. Io non so se quest’anno ce la farò visto che ho un lavoro full-time, e mi piace anche parecchio. Per il momento mi accontento di un laboratorio scolastico!

Il prossimo Museum+Heritage show si terrà nel solito posto, il 14 e 15 maggio 2014. Vi lascio il link per visitarre il sito internet, e registrarvi: http://www.museumsandheritage.com/show/.

E anche il sito dell’ICON, che può sempre servire:

http://www.icon.org.uk/

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2 risposte a “Il Museum+Heritage Show di Londra

  1. lucia noor melita

    Ciao
    Grazie per aver condiviso questo evento!
    seguo il tuo blog da un po’ di tempo e mi pare di capire che proveniamo dallo stesso percorso di studi. Ho frequentato triennale e magistrale in scienze per i beni culturali a Firenze e adesso sto facendo un dottorato a Londra che in parte coinvolge sempre i Beni Culturali 🙂
    Mi sono iscritta a questo evento, magari avremo occasione di incontrarci se ti va 🙂

    Saluti

    Lucia

    Sent from my iPhone

    >

    • Ciao Lucia, grazie mille per seguire il mio blog. Proveniamo dallo stesso percorso di studi, ma io ho lasciato un po’ perdere l’idea di continuare nel mondo accademico o della ricerca. Al momento lavoro come “science technician” in una scuola a Wimbledon, quindi non so se avrò la possibilità di venire quest’anno, ma mi farebbe piacere incontrarti per scambiarci idee, suggerimenti, e farci anche qualche sana risata! Ti contatterò al più presto in privato. Grazie ancora per seguire e contribuire attivamente a questo blog!

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