Non è tutto oro ciò che luccica

Cari lettori immaginari,

dopo un lungo periodo di letargia bloggheristica, correlato ad un lungo periodo di vita oberato di impegni e lavoro (vero), torno a scrivervi delle mie peripezie britanniche. Il titolo di questo post è un riferimento alla mostra  “Beyond El Dorado: power and gold in ancient Colombia”, visitabile  fino al 23 marzo presso British Museum. Come spesso accade il filo dei miei pensieri segue percorsi astrusi e poco lineari, e la connessione tra il titolo, la mostra e la mia vita,  non è particolarmente evidente. Un mesetto fa ho cominciato a fare la volontaria, due volte alla settimana dopo il mio lavoro a scuola, al dipartimento di conservazione e indagini scientifiche del suddetto museo.

Il collegamento col detto iniziale “Non è tutto oro quello che luccica” è che al primo colloquio con la mia supervisor, la domanda iniziale è stata se me la sarei sentita di svolgere un “lavoro” così poco qualificato e non di ricerca. Infatti la stessa “posizione” era stata offerta a altri due ragazzi, che hanno rifiutato, dal momento che le attività da svolgere sono prettamente manuali e piuttosto basilari. Si tratta di riordinare, catalogare, ed imballare le varie attrezzature, e collezioni di campioni, pigmenti, materiali per la conservazione, quaderni di laboratorio e vari, in vista del trasferimento dell’intero dipartimento dalla sua presente locazione in una nuova e moderna struttura, sempre all’interno dei locali del museo.

Il dilemma è questo: come mai io sono disposta a fare questo lavoro che pare essere considerate così disdicevole,  a gratis? Perché per me questa è un’ottima opportunità di essere immersa nella routine del dipartimento di scienze e conservazione di uno dei musei più importanti del mondo, imparare il loro modo di lavorare, e rinfrescare-acquisire importanti abilità pratiche e teoriche.

Probabilmente se fossi stata in Italia non lo avrei fatto, non solo per partito preso, ma soprattutto perché non ci sarebbe stata l’opportunità, e non avrei avuto un lavoro normale per potermi mantenere.

Ma come sempre si tratta di una questione di punti  di vista. Quello che per me è importante e valevole, per altri è qualcosa di banale e scontato. Proprio come l’oro non era considerato una risorsa, nel termine monetario del termine, dalle civiltà precolombiane, mentre per i conquistadores occidentali era soltanto un altro modo per arricchirsi. So che questo paragone è abbastanza azzardato, ma nelle ore trascorse a ordinare, etichettare, numerare, e inserire nel database decine e decine di campioni di pigmenti è stato uno dei miei pensieri fissi. Essere lì a trovare il filo di una collezione di pigmenti, smembrata in più parti, e rimetterla insieme, mi fa stare bene, cosa che agli occhi di molti potrebbe apparire come una follia.

Tra le altre cose positive di quest’esperienza c’è il fatto che ho a disposizione biglietti gratis per le varie esposizioni presenti nel museo. Così, nonostante essermi persa l’interessante exposition su Pompei,  durante un giorno di half term (le vacanze  scolastiche “autunnali”) ho colto l’occasione e ho portato i due fratelli a cui faccio la nanny in visita alla mostra.

Al momento c’è un’altra mostra al British dal titolo “Shunga: sex and pleasure in Japanese art”, ma sebbene i due giovani fossero interessati,  non hanno ricevuto il permesso dei genitori, cosa che mi ha evitato di rispondere a domande difficili quanto imbarazzanti. Penso che ci andrò accompagnata da un maggiorenne!


Beyond Eldorado

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