Merce di scambio

ab flagLa cosa più bella di stare a Londra è vivere in una città multiculturale, dove puoi incontrare persone provenienti da tutte le province del mondo. Così ti ritrovi a fare discorsi filosofico-politici con due “australiane” e una svizzera, e ti sorprende il fatto che, parlando con persone erudite e cosmopolite, vengano fuori i soliti argomenti tipici del pensiero intollerante e razzista.

Come mai gli immigrati, i nomadi, i cinesi, i neri, gli indigeni o gli stranieri in generale suscitano ovunque sentimenti di paura e egoismo? E soprattutto perché l’essere umano è portato ad imputare i problemi della società ai gruppi più deboli e poveri? In particolare, quasi tutte le volte che mi sono ritrovata a parlare con conoscenti “australiani”, sono rimasta sorpresa dell’odio e del risentimento che provano verso coloro che possono essere considerati “i proprietari” del continente australe, gli aborigeni. Sono loro la causa di tutti i mali e i problemi della moderna Australia. Tutte le volte che sento questi discorsi mi viene da pensare che un’ estinzione di massa sarebbe auspicabile. Quell’è il processo per il quale una “nazione” formata dai discendenti di immigrati e exgaleotti si trasforma in un calderone di intolleranti razzisti (ovviamente non tutti)?

Non che io ne sappia più di tanto. In Australia non ci ho vissuto più di cinque mesi, e tutto ciò che ho imparato sulla storia di questa terra viene dai libri che ho letto alla biblioteca locale del quartiere dove abitavo, e dai racconti e discorsi che mi è capitato di fare con persone che hanno lottato a fianco dei popoli aborigeni per il riconoscimento dei loro diritti. Fatto sta che sentire discorsi del tipo “per gli aborigeni la proprietà privata non esiste, quindi perché si lamentano che gli abbiamo portato via la terra?” mi fanno salire il sangue alla testa.

Sono tornata a casa con pensieri tristi e cupi presagi di un’umanità destinata a guerre intestine, consumismo e perdita di qualsiasi tipo di senso di empatia per gli altri. Ma anche con la voglia di capire quanto c’era di vero nei discorsi delle mie colleghe provenienti dagli antipodi e mi sono imbattuta in un film-documentario (“Our generation” di Sinem Saban e Damien Curtis, 2010), che purtroppo ha confermato i miei pensieri.

“So the history talks about that our culture, our law, has been raped. It’s a sad story. But that sad story need to be told so that the world can understand, the world can now, that what is happening in the other corner of the world, wich has been a hidden agenda has to be publicly kwon and proclaimed.”

“We live in a poverty. But that wasn’t our problem. We were rich. When we were living alone in our country. In the mission like Galinwin’ku and many others places, we were being taken away from our estate, our country. We were taken away, by the Curch, by the Welfare. We were taken away, we were put into yards. And they said to us to stay in the yard.(…) It wasn’t our dream to come to the yard. It wasn’t our dream to come and eat at whiteman’s table. It wasn’t our dream to come and wear white man’s clothes. It wasn’t our dream to work for the white man as a slave. We were free people.”

Rev. Dr. Djiniyini Gondarra

Se avete un po’ di tempo e voglia, magari potete guardarvelo, anche se non so se esista una versione italiana.

Dopo averlo visto a me è venuto in mente il testo di una canzone del mio gruppo musicale italiano preferito. Il brano è “La storia” e la band si chiama “Africa Unite”.

Colpisci poi conquista vecchia storia 
parola di sua globalita’ 
sia resa grazia al peso del potere 
fedeltà 
Nuova religione nuova guerra, preventiva e intelligente 
vecchia aberrazione nuova scusa per distruggere la mente 
Occhio per occhio 
Niente per niente 
L’uomo è perdente 

Rit: La storia insegna non si cambia mai 
Make your rules 
un desiderio irrinunciabile 
la storia insegna che ogni uomo è 
perfettamente corruttibile 

La storia insegna e non sbaglia mai 
una parola impronunciabile 
la storia insegna che ogni vita è 
purtroppo merce di scambio 

Fuori di qui un luogo assurdo 
che può sembrare aperto a tutti ma la chiave non c’è 
Fuori di qui ad un bivio scuro sei tu 
con il destino appeso ad un filo ma quel filo dov’è 
arma incosciente, la Bibbia 
La Bibbia tra i denti and your soul. 
Sicuro vincente, 
aggiornami l’anima. 

Rit:La storia insegna non si cambia mai 
Make your rules 
un desiderio irrinunciabile 
la storia insegna che ogni uomo è 
perfettamente corruttibile 

La storia insegna e non sbaglia mai 
una parola impronunciabile 
la storia insegna che ogni vita è 
purtroppo merce di scambio 

http://www.ourgeneration.org.au/

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