The Last Holiday-2

bozzo house

11 dicembre 2006

Ciao Cocca, il jet-leg mi ha stroncato, ed ora sono le cinque di mattina, il sole è già all’orizzonte, e sono nel salotto della casa della Cozzina. La casa è molto bellina: è di legno, rialzata, con molte finestre, ma la cosa più caratterizzante direi che sono i precetti new-age disseminati su tutte le pareti. Il calendario di casa è emblematico dell’atmosfera casalinga: un accurato “affresco” della ruota del tempo Maya dipinto sulla parete della living room!

Ieri mi è venuta a prendere la Cozzina all’aeroporto, ed è stato bellissimo riabbracciarla dopo tanto tempo. Con lei c’era un personaggio unico, Dale anche detto dagli italiani Bozzo, vestito con un poncho colorato di lana, i pantaloncini e le infradito, il quale a velocità sostenuta e con poco rispetto del codice della strada ci ha portato a casa. Una volta arrivata, ho avuto la sorpresa di trovare Bertao e Ciro, intenti ad affaccendarsi nella Bozzocucina! Così ieri, appena arrivata, abbiamo imbastito un piatto di pasta con i broccoli “all’italiana maniera”, che io ho gradito molto dopo tutti i troiai mangiati a Bangkok e sull’aereo.

L’unica stanza ad essere fornita di una porta degna di questo nome, è quella della Cozzina. Bozzo ad esempio ha deciso di dividere la sua stanza dalla living room, con una serie di fili di plastica sgargiante pendente, che ricorda molto le discoteche tamarre anni 70-80, o l’entrata di un salumaio del sud.

Comunque sia, a me questo personaggio così anacronisticamente tendente all’Hippy, ha ispirato subito un’innata simpatia. Durante il pranzo ci ha illustrato le regole di sicurezza della casa, ed il perché ama tanto gli italiani. I due ingressi di casa sono quasi sempre aperti, per permettere a vari disagiati suoi amici e frequentanti la casa di entrare e uscire a loro piacimento, quindi a meno di casi particolari non importa che ci portiamo dietro la chiave. L’amore per gli italiani deriva dal fatto che lo è un po’ anche lui, visto che nel suo patrimonio genetico c’è anche una componente italica. E secondo e più importante fattore, è che gli italiani cucinano bene e mangiano “in a proper way”, ovvero tutti insieme, a tavola, con il pane ed il vino da condividere. Come dargli torto?

Stare insieme alla Cozzina, sentirne la voce, la vicinanza e l’affetto, è valso il lungo viaggio. Mi sembra che anche se è maturata e cambiata, la sua essenza sia rimasta inalterata, e questo è quello che conta. Passare di nuovo del tempo insieme a lei, ha fatto scaturire in me una serie di dubbi e domande ad effetto cascata. Mi chiedo quanto sia naturale ambientarsi in un luogo dove tutto è così diverso dalle forme curvilinee e gentile delle colline dove siamo cresciute. Qui tutto è più estremo e amplificato: il sole, il caldo, la vegetazione, il morso delle normali formiche che ti provoca l’intorpidimento della zona colpita. Mi domando quale sia il vero motivo che ha spinto la mia amica-sorella a decidere di stabilirsi a vivere qui. Forse il vero motivo è che a volte bisogna staccarsi dalla propria quotidianità, dai propri affetti e dalla propria famiglia per capire davvero chi siamo. O forse sarà il fisico scultoreo dei surfisti!

Ieri pomeriggio siamo andati a fare un giro nel South Bank, la parte verde della City, a cinque minuti da casa di Bozzo. Lungo il fiume ci sono chilometri di area pedonale-ciclabile-skatebile e chi più ne ha più ne metta, circondati da una lussureggiante vegetazione, comprendente anche le mangrovie, che sono delle piante stupende.
La cosa più bella è che Brisbane è piena di pipistrelli immensi, che vivono a grappoli su enormi alberi. Ho visto anche il primo ragno e non è molto bello, anzi è un po’ inquietante, perché vive proprio nel giardino dietro a casa della Cozzina…

Se volete leggere la prima “puntata” del mio diario di viaggio in Australia cliccate qui.

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