On giants’ shoulders

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 “If I have seen further it is by standing on the shoulders of giants”

“Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti”

Sir Isaac Newton, 1675

Una delle cose che rimpiango di più di quando ero bambina, è il tempo speso a leggere senza nessun altro pensiero. La mente e lo spirito immersi nei paesaggi e nelle storie che andavano prendendo forma e materializzandosi come immagini di un film in 3D. Da piccola, diciamo fino alle superiori, ho sempre prediletto i romanzi, che fossero di avventura o di fantascienza, ma comunque niente letture barbose come saggi o roba del genere.

Nel crescere gli orizzonti mentali si aprono, ma si inizia anche a fare compromessi, cosa che pian piano sto imparando ad accettare, anche se con fatica. Così, a partire dai saggi sul teatro greco imposti al liceo, ho cominciato anche io a leggere “libri seri”. Essendo qui nel Regno Unito soprattutto per migliorare il mio inglese, una delle prime cose che ho fatto è stata esplorare la biblioteca locale.

Per quanto possa essere affezionata alla Biblioteca Comunale di Bagno a Ripoli e soprattutto alla sua sezione locale, qui una delle cose che stupisce di più in positivo è il valore e l’importanza che viene data ai luoghi culturali (a dispetto della generale lobotomia delle famiglie nelle quali, anche qui, la televisione è il Dio Unico). Così settimana dopo settimana ho esplorato tutte le sezioni e gli anfratti del “Basingstoke Discovery Center”, ho usato la linea wi-fi a disposizione illimitata per tutti gli utenti, e partecipato ad un incontro con Barry Cunningham, l’editore di Harry Potter.

Durante questi mesi passati nel Contado Readinghese (licenza poetica), ho cercato di fare letture impegnate, e correlate a quello che vorrei diventasse la mia fonte di sostentamento primaria. Il libro che più mi ha appassionato leggere in questo periodo avulso dal mondo è stato “On giants shoulders” di Melvyn Bragg, pubblicato nell’ormai lontano 1998.

Melvyn Bragg è un autore, scrittore, nonché presentatore radiofonico molto noto nel Regno Unito. Il suo interesse per la scienza si è formato strada facendo dopo una formazione ed un background storico-artistici. Ha coltivato la curiosità per il mondo scientifico e i suoi rappresentati presentando il programma settimanale su BBC radio 4, “Start the week”, durante il quale puntata dopo puntata è stato invitato in veste di ospite un numero sempre maggiore di scienziati. Dopo diversi anni nel gruppo di lavoro di Bragg si è venuta concretizzando l’idea di mettere in onda un vero e proprio programma dedicato alle interviste tra Melvyn medesimo e gli esimi scienziati che avessero accettato di partecipare. Nacque così la fortunata serie radiofonica a tema scientifico “On giants’ shoulders”.

Il libro passa in rassegna la vita e le scoperte di 12 scienziati, rinomati e non: Archimede, Galileo Galilei, Isaac Newton, Antoine Lavoisier, Michael Faraday, Charles Darwin, Henri Poincaré, Sigmund Freud, Marie Curie, Albert Einstein, e Francis Crick e James Watson (considerati come un’unica entità). Le vite e le lotte, i colleghi e i rivali di queste personalità epocali vengono svelate con il contributo di alcuni importanti scienziati odierni. Il concetto di base che questi esperti discutono nel libro è quello della storia della scienza come un susseguirsi di personalità genialità che hanno rivoluzionato in qualche modo il mondo “in solitaria”. E’ giusta questa visone plutarchiana del “progresso” scientifico o  invece, dobbiamo pensare ad una sorta di mosaico fluido (per rubare un termine alla biologia), dove le figure geniali le cui vite e scoperte sono esposte nel libro rappresentano il risultato del lavoro e della progressiva comprensione dei fenomeni naturali attribuibili all’intera comunità scientifica e non solo?

Per poter rispondere a questa domanda bisognerebbe, in primo luogo, leggere il libro. A quanto mi risulta però, “On giants’ shoulders” non è stato tradotto in lingua italiana. Rivolgo quindi un accorato appello all’editoria nostrale affinché, prima o poi, quest’opera possa essere trovata sugli scaffali delle librerie e delle biblioteche italiane, e perché no, magari anche nei computer o altri devices atti alla lettura (scusatemi ma sono abbastanza ignorante e tradizionalista in questo campo).

Leggere questo libro oltre ad essere stato utile, per la quantità di nuovi vocaboli inglesi imparati e ad vermi svelato alcuni aspetti sconosciuti dei personaggi di cui tratta, mi ha fatto pensare alle spalle sulle quali me ne sto appollaiata. E non dal punto di vista di quello che mi piace e tento sempre e comunque di fare e portare avanti nella mia vita “professionale”, ma proprio le spalle etico-esistenziali che mi hanno sorretto per tanti anni (e continuano a farlo).

Di sicuro non sono spalle così eccelse come quelle degli esimi scienziati oggetto del libro, ma penso che in quanto a dignità e coraggio, molte delle persone alle quali mi riferisco non hanno niente da invidiare a questi “vip della scienza”. Molto spesso mi pervade una sensazione di velato scoramento, ai limiti della depressione. Cosa farò della mia vita? Lavorerò sempre con contratti precari o a nero, altalenando tra cameriera, fabbrica e balia? A volte mi prende lo sconforto.

Poi penso a quello che direttamente o indirettamente mi hanno insegnato e tramandato gente come la mia nonna, la mia mamma e le sue sorelle. Come direbbe mamma Maria: “Bisogna essere coscienti del proprio valore intrinseco di persona, perché ognuno ha un valore (a parte gli stronzi). Non devi mai abbatterti, altrimenti l’avrebbero vinta loro. Quei bucaioli!”.

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Una risposta a “On giants’ shoulders

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