Pro o contro le ossa di Riccardo III?

Da quando sono qui in UK ho continuato le attività che ogni persona intenzionata ad imparare l’inglese dignitosamente porta avanti. Uno dei più importanti aiuti per l’apprendimento di una lingua straniera è, a detta di tutti gli esperti e non, guardare programmi televisivi in lingua originale. Siccome ero già diventata indifferente alla accattivante lobotomia televisiva in Italia, ho deciso di non regredire qui, anche se nella famiglia per la quale lavoro sono presenti televisioni in ogni stanza (a parte la mia). Ho scelto quindi di guardarmi i podcast della BBC, tra i quali uno in particolare mi ha esaltato: History Cold Case ovvero una versione più seria e scientifica, ma soprattutto storica del telefilm “Bones”. In Italia la conduzione di un programma come questo sarebbe affidata a uno come Giacobbo, mentre in questo caso la protagonista è Sue Black, un’antropologa forense dell’Università di Dundee. Nello svolgersi delle puntate vengono analizzati scheletri ritrovati in varie parti del territorio britannico, analizzati con varie metodologie scientifiche, e studiati dal punto di vista storico dal team della professoressa Black, fino a giungere a delle ipotesi verosimili di appartenenza. Questo preambolo è dovuto al fatto che da lunedì scorso, in mezzo ai matrimoni gay e allo scandalo della carne di cavallo nei panini, una delle notizie più importanti riportate dalla stampa e dai media è quella della definitiva attribuzione a Riccardo III di uno scheletro ritrovato a Leicester nell’agosto 2012.

NPG 4980(12); King Richard III by Unknown artist

Ritratto di Riccardo III esposto alla National Portrait Gallery di Londra, artista sconosciuto.

Tanto per accennare il contesto storico: Riccardo III  fu l’ultimo re d’Inghilterra proveniente dal casato di York, e fu coinvolto nella complicata vicenda della “Guerra delle Due Rose”, alla quale dette fine con la sua morte sul campo durante la “Battaglia di Bosworth”, nel 1485, all’età di 32 anni. Più che la storia del re, dei suoi presunti misfatti (avrebbe fatto uccidere i suoi due nipoti, dopo averli rinchiusi nella torre di Londra, per andare al potere) e della concordanza della sua persona con la descrizione fornita da Shakespeare, nell’ opera “Riccardo III”, mi ha interessato il percorso che ha portato al ritrovamento dei resti e alla loro attribuzione. Lunedì scorso Richard Bucley, l’archeologo a capo del gruppo che ha portato avanti la ricerca ha dichiarato che “L’Università di Leicester ritiene al di là di ogni ragionevole dubbio che lo scheletro in questione sia quello di Riccardo III d’Inghilterra, ultimo rappresentante dei Plantageneti”.

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Il documento che ha permesso al team coordinato da Richard Grave di trovare i resti, fonte tbc.

L’associazione culturale “Richard III society” ha condotto una ricerca storiografica e archeologica insieme all’Università di Leicester che ha portato a ipotizzare la localizzazione del convento francescano di Greyfriars, nel quale sarebbe seppellito il re in questione, al di sotto di un parcheggio a Leicester. All’inizio di settembre durante gli scavi in corrispondenza del sito suddetto, sono venuti alla luce due scheletri completi, uno femminile ed uno maschile. I lavori si sono concentrati nell’area del coro, al centro della chiesa, dove i documenti storici indicavano fosse stato interrato il corpo del re. Ed infatti il ritrovamento è avvenuto dopo pochi giorni dall’inizio della campagna di scavo. Lin Foxhall, una degli archeologi coinvolti nei lavori, ha detto al Guardian, “Non mi aspettavo di trovare niente. E’estremamente raro trovare proprio quello che si stava cercando durante uno scavo.”

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Lo scheletro di Riccardo III al momento del ritrovamento, credit University of Leicester.

Le analisi scientifiche effettuate sono state: datazione con il metodo del carbonio 14, studio delle ossa con l’ausilio di uno scanner tomografico computerizzato, e ovviamente, il famoso test del DNA. La datazione con il radiocarbonio pone la data della morte dell’individuo a cui appartengono le ossa tra il 1455 ed il 1540, in accordo con la data di morte di Riccardo III. Per quanto riguarda le analisi del DNA, portate avanti dal team della dottoressa Turi King, la prima cosa di cui si sono preoccupati gli archeologi è stata di portare avanti lo scavo in modo il più possibile asettico, così da non contaminare i campioni da prelevare. Dal teschio dell’uomo è stato estratto un dente, sterilizzato con luce UV e quindi ridotto in polvere. Da questo materiale è stato infine estratto il DNA. Le analisi biologiche finora condotte si sono basate sul confronto del DNA mitocondriale (che viene ereditato dalla madre) estratto con quello di Michael Ibsen, un discendente canadese della sorella di Riccardo III, e con quello di un altra persona riconosciuta come discendente, ma che vuole rimanere anonima. La sequenza mitocondriale rivelata nello scheletro di Leicester è stata riscontrata in entrambi i collaboratori. Al momento il team della King sta lavorando alla ricostruzione del cromosoma Y di Riccardo III, anche se le condizioni di degrado del materiale genetico renderanno questo lavoro lungo e delicato.

Michael Ibsena direct descendant of Richard III's eldest sister, Anne of York, uses an oral swab

Michael Ibsena, discendente della sorella di Riccardo III, Anne di York, mentre fornisce un campione di DNA, dal sito del Guardian.

Lo studio delle ossa è stato coordinato dall’esperta in questi materiali Jo Appleby, ed ha permesso non solo di sfatare o accreditare alcuni miti sull’aspetto fisico di Riccardo III, ma anche di chiarire le modalità della sua morte. Come prima cosa la caratteristica “gobba” del sovrano descritto da Shakespeare è stata confermata (infatti le ossa mostrano una forte scoliosi), mentre il fatto che avesse un “braccio avvizzito” non ha trovato conferma. Lo stato delle ossa e alcuni segni particolari impressi su di esse, collimano con il fatto che Riccardo III sia morto in battaglia. Con tutta probabilità il colpo letale fu inferto con un’ alabarda, dopo essere stato disarcionato dal cavallo, come narra lo stesso Shakespeare, “Un cavallo! Un cavallo! Il mio regno per un cavallo!”, insieme ad un colpo di spada che raggiunse l’osso e il cervello. Gli altri innumerevoli segni evidenziati sullo scheletro fanno pensare ad un terribile rituale, cominciato sul campo di battaglia e mentre il corpo veniva portato via.  Inoltre è stata riscontrata una profonda ferita attraverso la natica e l’osso pelvico, cosa che conferma la leggenda secondo la quale il corpo sarebbe stato attaccato ad un tirante di un cavallo e ingiuriato lungo tutto il percorso di ritorno. Naturalmente il pubblico si è diviso in due fazioni: i pro Riccardo III e gli anti Riccardo III. Decidete voi da che parte stare. Io nel frattempo inizio a vedermi la seconda serie di History Cold Case”!

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