Shiva ballerino, ovvero Nataraja

Il mio pubblico è molto limitato, ne sono consapevole. Ma voglio prendere questa cosa del blog come un gioco per un bambino/a, e quindi citando una delle mie canzoni preferite visto che”ogni gioco è una cosa seria”, non posso abbandonare a se stessi i miei lettori, anche se immaginari.

E’ così che, dopo una settimana ricca di lavoro, fatica e neve, ma anche incontri attesi da tempo e giorni trascorsi a girovagare piacevolmente per Londra, mi accingo a scrivere di nuovo un cosiddetto post. E, innovazione delle innovazioni, con questo post inauguro la prima rubrica di questo blog immaginario: “l’oggetto della settimana”. Non vi eccitate, non si tratta di ritrovati erotici, bensì di reperti archeologico-culturali che, per un motivo o per un altro, hanno colpito la mia testolina bacata.

L’oggetto scelto per aprire la rubrica si trova all’interno del British Museum, esposto permanentemente nella stanza 33, e si tratta di una statuina proveniente dall’India, databile 1100 d.C., raffigurante Shiva come signore della danza, anche detto Nataraja, mentre balla in un cerchio di fuoco.

figure of nataraja

© Trustees of the British Museum

Figure of Nataraja back

© Trustees of the British Museum

figure of nataraja hand

© Trustees of the British Museum

I capelli della divinità sono divisi in due e fluttuano attorno alla sua testa, dove si scorge anche una piccola figura accovacciata. E’ il dio Ganga, la personificazione del fiume Gange, caduto, secondo la leggenda dalla terra, nella folta chioma di Shiva. Osservando bene tra i capelli si possono notare la luna crescente e il fiore di datura, pianta tossica dalle proprietà psicotrope, entrambi simboli della natura selvaggia di Shiva. Sotto il suo piede tiene schiacciata l’Ignoranza, Apasmara.

Il concetto del tempo nella cultura indiana, è molto più vicino al “beat”percussivo, e alla ritualità della danza, perché ciclico e non lineare. Nelle credenze Indù, Shiva nasce alla fine di un ciclo vitale ed all’inizio di un altro. Questa identità bivalente è rappresentata dai due oggetti che tiene in mano: da una parte la fiamma distruttrice, e dall’altra il tamburo, il cui suono evocava una nuova creazione.

Questa raffigurazione potrebbe diventare l’immagine sacra per antonomasia del popolo dei ballerini, non quelli professionisti, ma coloro che ballano per celebrare il ciclo di vita-morte-resurrezione, in un rito liberatorio collettivo.

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