Buchi spazio-temporali. Una stanza del British Museum in due ore

Fonti autorevoli (non ANSA) mi hanno riferito che un blog per essere degno di questo nome deve parlare di cose personali, altrimenti non ha quel “non so che”, è carente insomma.

Quindi per introdurre ciò di cui voglio parlare in questo scritto, rimediando al distacco dimostrato nei miei scorsi post (ci vorrà la s in fondo per fare il plurale?), vi dirò che sono nel contado londinese, a lavorare come Aupair, e magari in un altro post vi parlerò di questa categoria lavorativo-sociale così diffusa qui nel Regno Unito, e delle condizioni di vita ad essa connesse. Per ora vi basti sapere che durante la settimana bado agli animali, alla bimba ed alla casa di una famiglia che vive in una grande magione di campagna. Il sabato e la domenica dovrebbero essere i miei giorni liberi.

Così durante i miei “days off” vado in giro, munita di cartine varie (non quelle per farsi le canne) visto che son povera e antiquata, e l’unico smartphone che possiedo è il mio cervello, che non è neanche poi tanto smart, e guide, alla scoperta di musei, parchi e locali, alla ricerca di amici locali. Ma come vuole il luogo comune, che poi è comune perché reale, il mondo è pieno di italiani in fuga, e Londra non fa eccezione, anzi. Tra i tanti italiani residenti in questa città, ce n’è una che anche se per me non è quello che si usa definire un’amica stretta, è una persona speciale, a cui sono legata da una simpatia particolare. Per farla breve un sabato mattina sono partita dal contado, munita di tutto il necessario per passare un pomeriggio e una sera con lei.

La mattina però sarei stata da sola, e così ho deciso di principiare il mio tour dei musei da quello del quale avevo sentito parlare di più. Il British Museum.

Tra l’altro mentre noi li lasciamo lentamente ed inesorabilmente autodistruggere, qui è in programma una mostra su Pompei ed Ercolano, dal titolo quanto mai adeguato alla situazione della conservazione del patrimonio storico-artistico italiano, “Life and Death. Pompeii and Herculaneum”, “Vita e morte. Pompei e Ercolano”, che si terrà dal 28 marzo al 29 settembre 2013. Essendo intenzionata a rimanere il più possibile qui, per imparare al meglio l’inglese, per approfondire i miei interessi e cercare una soluzione appagante alla mia vita lavorativa, pur facendo lavori di ogni tipo per mantermi viva, penso che verrò a visitare questa mostra, e poi vi saprò dire.

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Visto il poco tempo che avevo a disposizione, alle varie opzioni di giro all’interno museo, descritte nella mappa gratuita, ho preferito avventurarmi a caso per le sale, partendo dal pianterreno. E’ così che mi sono ritrovata in una sala sulla quale si affaccia la porta del dipartimento “Preistoria ed Europa”, che ho scoperto comodamente a casa navigando su internet essere la sala 2, chiamata anche “The changing Museum”. In questo spazio vengono ospitati oggetti che risiederebbero in altri punti del museo, che temporaneamente sono sottoposti a migliorie. All’inizio di dicembre, mese a cui risale la mia breve visita, all’interno della stanza c’erano vari oggetti provenienti dall’Oceania e dall’Asia, materiali vari risalenti al Paleolitico ed alcune esposizioni speciali, come quella sul sito archeologico di Sutton Hoo.

Sutton Hoo si trova nella contea di Suffolk vicino Woodridge, ed il luogo in cui sono stati rirovati due cimiteri del sesto e settimo secolo, uno dei quali comprendeva una nave funeraria con importanti manufatti correlati. La scoperta di questo sito ad opera dell’archeologo Basil Brown, nel 1939 è stata di vitale importanza per gli studiosi del basso medioevo, perché ha aiutato a chiarire diversi aspetti di un periodo della storia inglese difficile da distinguere dai miti e dalle leggende, narrati, tra l’altro, nel poema epico di Beowulf.

Sutton Hoo wikipedia

Fonte Wikipedia

Durante gli scavi, nel tumulo dove fu rinvenuta la barca, venne alla luce anche una sepoltura a tetto spiovente dove, avvolto in preziosi tessuti, e circondato dalle sue cose, giaceva l’autorevole defunto. Non sono state ritrovate tracce del corpo, ma analisi dei fosfati residui in alcuni campioni di suolo, prelevati durante la campagna di scavo portata avanti dal British Museum nel 1967, supportano l’ipotesi che all’interno della camera funeraria fosse presente un corpo umano, ma che si sia completamente degradato a causa dell’ambiente fortemente acido, presente al di sotto della barca.

In questo caso sono servite di più le considerazioni sugli oggetti rinvenuti in loco, che le analisi scientifiche, a determinare la possibile identità del morto. La tomba conteneva infatti anche i seguenti oggetti: una borsetta di pelle decorata con gioielli, 37 tremissis provenienti dalla Francia, 3 monete e 2 lingotti. Tutte le monete identificabili sono state coniate tra il 594 e il 640 d.C., e sono state fondamentali per datare la tomba. Il momento in cui sono state prodotte reappresenta la data prima della quale non possono essere state poste all’interno del tumulo. In accordo con questa datazione i possibili “abitanti” della tomba sono quattro, ma colui che raccoglie più consensi è Raedwald, signore del Regno di Inghilterra dal 616 al 625/6.

Coins from Sutton Hoo

Monete provenienti da Sutton Hoo© Trustees of the British Museum

Nella sala che ho visitato sono esposti diversi oggetti provenienti da questo sito, sono esposti altri oggetti appartenenti alla cultura Anglo-Sassone, che ne testimonia l’alto livello artistico, compresi vestiti metallici istoriati d’oro e gemme, uno scudo e una spada, una lira,  corni rituali per bere, e in particolare un elmo rituale. E’ particolarmente importante perché solo altri tre manufatti simili risalenti al basso medioevo sono stati ritrovati in UK. L’elmo che è possibile vedere esposto oggi, è il risultato di un lungo lavoro di ricognizione e restauro. Infatti era andato in pezzi (circa 500 sono quelli che sono stati ritrovati), dopo che la camera funeraria era collassata. I frammenti prelevati furono sottoposti ad un primo restauro, e assemblati nel 1947. Quest’ultimo lavoro era però basato non su rigorosi dati storici-archeologici bensì su idee preconcette e così è stato smontato nel 1968, e dopo un lavoro di circa un anno, durante il quale i pezzi sono stati identificati e classificati con scrupolo, a seconda del loro spessore, consistenza e delle tracce del disegno rimanti, l’elmo è stato montato di nuovo, con l’ausilio di un supporto, e di sostanze adesive.

sutton hoo

L’elmo originale, © Trustees of the British Museum

helmet sutton hoo

Replica,© Trustees of the British Museum

L’oggetto che più mi è piaciuto nell’unica sala che, per adesso, ho visto è una statuetta in calcite di Ain Sakhri, raffigurante due amanti.  L’oggetto è ascrivibile al mesolitico (10000 a.C.), e probabilmente la forma naturale della pietra è stata utilizzata, per abbozzare due corpi avvinghiati in un passionale amplesso. L’immagine senza dubbio erotica, ha sia un significato fallico, sia uno associato alla fertilità.

ain sakhri lovers figurine

Ain Sakhri lovers figurine,© Trustees of the British Museum

In questo post avrei voluto parlare anche dell’accuratezza e dell’interattività di questo museo. Dei suoi pannelli illustrativi dettagliati e di come sia ben fatta la mappa che si riceve all’ingresso, ma soprattutto avrei voluto dare più importanza alle due signore che con enorme gentilezza e conservando in maniera gentile mi hanno fatto toccare con mano, alcuni degli oggetti delle collezioni del museo. Una squadra di rampanti e preparati volontari, soprattutto simpatiche signore di una certa età, sono infatti a disposizione del pubblico in postazioni e ad orari prestabiliti, per permettere a chi lo desidera, di maneggiare alcuni oggetti selezionati dal museo.

Dopo le due ore dilatate che ho passato dentro al British Museum, tutte le vecchie domande filosofiche che un tempo, appunto, mi assillavano, o con le quali mi sollazzavo, sono tornate a bussare alla porta della mia testolina bacata. Ma prima che Kant e Bergson ed i loro colleghi riuscissero a tornare a torturarmi, è arrivato un messaggio della mia amica. Così ci siamo incontrate, abbiamo piacevolmente pranzato insieme e passato un pomeriggio ed una serata all’insegna delle chiacchere e della birra. Una giornata con tante altre giornate dentro. Cosa chiedere di meglio?

« Un’ora, non è solo un’ora, è un vaso colmo di profumi, di suoni, di progetti, di climi », Marcel Proust, “Alla ricerca del tempo perduto”.

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