Il libro più misterioso del mondo: il manoscritto Voynich

Il manoscritto in questione è un tomo di dimensioni piuttosto ridotte: 16 cm di larghezza, 22 di altezza e 4 di spessore, formato da 102 fogli in pergamena di capretto, per un totale di 204 pagine, anche se la rilegatura porta a ritenere che originariamente comprendesse 116 fogli e che 14 si siano smarriti. E’ considerato da molti appassionati di psudoscienze e dell’ occulto, e dai crittografi di tutto il mondo, il libro più misterioso del mondo, poiché contiene descrizioni di piante sconosciute scritte in una lingua indecifrabile, cosa che lo ha messo al centro di numerose speculazioni legate alla sua origine misteriosa. Del manoscritto Voynich esiste una sola copia, attualmente conservata presso la Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale, negli Stati Uniti.

Il libro deve il suo nome a Wilfrid M. Voynich, un mercante di libri rari statunitense di origini polacche, che lo acquistò dai gesuiti di Villa Mondragone, nei pressi di Frascati, nel 1912, rinvenendo al suo interno una lettera di Johannes Marcus Marci (1595-1667), medico reale di Ferdinando III e rettore dell’Università di Praga, con la quale egli inviava questo libro a Roma presso l’amico poligrafo Athanasius Kircher perché lo decifrasse.

E’ stato per convenzione suddiviso in sezioni, in base al tema delle illustrazioni, delle quali è costellato. La sezione I, chiamata botanica, contiene 113 disegni di piante sconosciute, la sezione II, chiamata astronomica e astrologica, presenta diagrammi  e disegni che richiamano le stelle, la sezione III, chiamata biologica, per la presenza di numerose figure femminili nude, la maggioranza delle quali con grosse pance, interconnesse da tubi e immerse in capsule, la sezione IV,  dove si vedono nove medaglioni cosmologici, molti dei quali disegnati su più fogli congiunti, la sezione V, detta farmacologica, per via delle immagini di ampolle e fiale, ed infine la sezione VI, dove troviamo solo testi, che sono stati interpretati (ma non decifrati) come possibili ricette.

3v botanica

Pagina 3v della sezione botanica

Pagina 67rv della sezione astrologica

Pagina 67rv della sezione astrologica

84r

Pagina 84r della sezione biologica

86 v

Pagina 86v, medaglioni cosmologici

99r

Pagina 99r sezione farmacologica

107v

Pagina 107v dell’ultima sezione

 

Ilmanoscritto apparteneva inizialmente a Rodolfo II d’Asburgo, imperatore del sacro romano impero dal 1576 al 1612, che lo acquisì dall’astrologo inglese John Dee, per 600 ducati d’oro (circa 80000 dollari USA), credendo che si trattasse di un’opera del filosofo francescano Roger Bacon.

La datazione e la storia del manoscritto sono controverse: nella lettera, recante l’intestazione “Praga, 19 agosto 1665″, Marci affermava di aver ereditato il manoscritto medievale da un suo amico, Voynich lo datò come originario del XIII secolo, mentre recenti analisi all’infrarosso hanno rivelato la presenza della firma successivamente cancellata Jacobi a Tepenece, al secolo Jacobus Horcicki, capo dei giardini botanici di Rodolfo II, e morto nel 1622. Poichè quest’ultimo ricevette il titolo di Tepenece nel 1608, questa prova ha temporaneamente avvalorato le ipotesi che facevano risalire l’acquisizione del manoscritto a date antecedenti. La teoria che si è più diffusa con lo scorrere del tempo, è che il manoscritto sia stato creato ad arte come falso nel XVI secolo, per perpetrare una truffa. Il truffatore sarebbe stato l’astrologo mago e falsario inglese Edward Kelley aiutato dal  filosofo John Dee, ai danni di Rodolfo II (la teoria che viene esposta anche nel documentario del National Geographic che ho messo alla fine del post).

Le teorie strampalate a proposito della lingua e dei contenuti presenti nel manoscritto Voynich sono innumerevoli. C’è chi pensa che si tratti di una lingua aliena e che le piante sconosciute riprodotte appartengano a un mondo lontano, c’è chi pensa che si tratti di un libro alchemico dove è celata la ricetta per l’eterna giovinezza, e c’è addirittura chi sostiene che all’interno del libro vi siano alcuni disegni di Leonardo da Vinci.

Nel 2009 alcuni campioni degli inchiostri e delle pitture che si trovano all’interno del manoscritto sono stati sottoposti ad analisi scientifiche, presso i laboratori della “McCrone Associated” dell’Illinois. In particolare l’attenzione si è focalizzata su gli inchiostri neri, i colori blu, bianco, verde e rosso-marrone, e sull’identificazione del medium. Prima di passare agli esami veri e propri i fogli sono stati esaminati il luce ultravioletta. Durante questa fase è stato possibile rilevare diverse cose. In primis il fatto che quasi tutte le scritture e le pitture appaiono all’UV di un morbido colore viola nero, cosa che fa pensare all’uso di inchiostri ferro gallici. In secondo luogo l’esame UV del Folio 1R ha permesso di individuare una firma, con tutta probabilità quella di Jacobi a’ Tepenece, e di evidenziare aree dove sono state apportate delle modifiche.

Le tecniche utilizzate sono state: PLM (microscopia in luce polarizzata), EDS (spettrometria X in ad energia dispersa), SEM (microscopia a scansione elettronica), XRD (diffrazione X), IR (spettroscopia infrarossa). La combinazione di queste tecniche ha portato a diverse scoperte riguardo ai materiali con i quali è stato redatto il documento. Gli inchiostri neri con cui sono tracciati i testi, i disegni, e i numeri di pagina in accordo con le analisi elementali EDS e SEM, sono risultati appartenere alla categoria degli inchiostri ferro gallici, anche se alcuni campioni mostrano una certa variabilità di composizione. Il colore blu è senza ambiguità azzurrite con quantità minori di cuprite e ossido di rame, quello bianco come una dispersione di carbonato di calcio in un mezzo proteico, quello verde come resinato di rame, e quello rossa come un’ocra. Il medium legante per le tinte nere, bianche e verdi, è stato identificato essere gomma arabica tramite spettroscopia IR. Le analisi portano a concludere che il manoscritto, sebbene rimaneggiato nel tempo, sia originale prodotto in un’epoca non precisata che va dal 1400 al 1700, e l’ottima qualità dei pigmenti utilizzati fa pensare che sia un bene di una certa importanza.

Nello stesso anno 4 piccoli campioni del manoscritto (1×6 millimetri), prelevati dai margini di altrettante pagine, sono stati sottoposti alla datazione con il metodo del radiocarbonio (14C). Le indagini sono state condotte da un team misto dell’Università dell’Arizona, UA, nel dipartimento di fisica. Il coordinatore capo di questo progetto è stato Greg Hodgins, un chimico ed archeologo per istruzione, che lavora presso il laboratorio AMS dell’UA (Accelerator Mass Spectrometry).

Sampling uanews.org

Greg Hodgins mentre preleva un campione dal manoscritto, fonte: uanews.org.

Avrete sentito parlare del carbonio come l’elemento della vita. Infatti una delle suddivisioni delle branche è quella tra chimica inorganica, e quella organica, nella quale si studiano le molecole contenenti carbonio. Il carbonio-14 in particolare, è una forma di carbonio rara, un cosiddetto radioisotopo: in natura infatti si trova solo un atomo di 14C radioattivo su un trilione di atomi stabili di 12C e 13C. Le piante formano i loro tessuti fissando atomi di carbonio dal diossido di carbonio presente nell’atmosfera, gli animali mangiano vegetali ed altre forme viventi, quindi accumulano 14C durante la loro vita. Così quando una pianta o un animale muoiono, il livello di 14C diminuisce ad una velocità nota, e quindi è possibile calcolare quanto tempo è passato dalla morte di quell’individuo.

Poiché le pagine del manoscritto di cui stiamo parlando sono fatte di pergamena, materiale che proviene dalla pelle animale, esse possono essere datate con il metodo del 14C. Senza addentrarsi troppo nei dettagli della tecnica utilizzata per ottenere la datazione di un campione, possiamo dire che gli atomi di carbonio analizzati, vengono ionizzati, cioè “trasformati” in particelle portanti una carica elettrica, e spinti in campi elettrici e magnetici. Dopo di che gli ioni di carbonio vengono focalizzati a formare un fascio, che viene inviato allo spettrometro di massa, che li divide a seconda della specie di isotopo. “Il 14C è più pesante degli altri isotopi del carbonio. In questo modo è possibile isolarlo e determinarne la concentrazione all’interno del campione. Da questo dato viene poi calcolata l’età.” spiega Hodgins.

blogghero.info

Greg Hodgins nel laboratorio AMS dell’università dell’Arizona

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I risultati finali delle analisi hanno portato a datare il manoscritto di Voynich in un periodo compreso tra il 1404 ed il 1438,  escludendo così  diverse ipotesi che erano state proposte in precedenza, come quella per la quale il documento sarebbe stato un falso prodotto nel XVI secolo, e quella secondo la quale nel manoscritto si trovino dei disegni di Leonardo, vissuto tra il 1452 e il 1519. “Sarebbe bello se potessimo datare con il 14C gli inchiostri ma è estremamente difficile farlo. Sono presenti sulla superficie solo in tracce e il contenuto in carbonio è basso. Inoltre alcuni inchiostri sono di origine inorganica e non contengono carbonio. Sappiamo che i colori sono coerenti con quelli disponibili nel Rinascimento, ma non ci permettono di fare affermazioni più precise a riguardo”, dice Hodgins.

Questo caso è un esempio di come si potrebbe ottenere il numero maggiore di informazioni possibile, se gli addetti ai lavori nei vari settori disciplinari (storico artistico e scientifico) collaborassero tra loro, ascoltandosi a vicenda, invece di ambire ad una ipotetica scoperta sensazionale che li porterà alla gloria.

In questo campo, c’è un’ intero sistema di persone che lavorano insieme. Sono necessarie diverse competenze per arrivare a produrre una data. Dall’inizio alla fine troviamo: esperti in archeologia, in biochimica e chimica, fisici, ingegneri e esperti di statistica. E’ una delle gioie di lavorare in questo centro di ricerca, il fatto di impegnarsi insieme per arrivare ad un obbiettivo comune”, dice in maniera magistrale Hodgins.

Purtroppo penso che questo accada molto di rado, anche se la collaborazione viene sempre citata come uno dei punti più importanti del modus operandi nel campo dei beni culturali. La famosa interdisciplinarietà.

Alice Ughi

Per avere maggiori informazioni e la scansione completa del manoscritto visitate i seguenti siti:

http://beinecke.library.yale.edu/digitallibrary/voynich.htmlhttp://www.voynich.nu

http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Voynich_Manuscript_(121).jpghttp://www.newnotizie.it/2010/09/il-libro-piu-misterioso-del-mondo-il-manoscritto-voynich/

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