Il Buddha ed altri beni rubati, restituiti al Museo Nazionale dell’ Afghanistan

Proprio sabato scorso sono andata per la prima volta nella mia vita al famoso “British Museum” di Londra. Avevo circa due ore di tempo a disposizione, e in questo intervallo temporale sono riuscita a visitare solo una sala e mezzo dell’immenso complesso museale… Ho sempre pensato alla questione dei beni archeologici e naturalistici che sono conservati dentro a questo enorme museo. Molti provengono da nazioni come la Grecia, l’Italia o l’Egitto, ed altri. La domanda che uno si fa è: “E’ giusto che chi conquista o trova qualcosa in terra straniera abbia il diritto di fare suoi dei beni archeologici-artistici che apparterrebbero di diritto al patrimonio culturale del paese dove vengono ritrovati?”. La risposta più immediata è no. Ma l’enorme collezione di oggetti conservata nel British Museum è ormai consolidata da anni, e l’allestimento delle sale e le attività che vengono svolte all’interno, la rendono così fruibile ed apprezzabile da tutti, che, per me, non avrebbe senso smembrarla, oggi come oggi.

Inoltre se pensiamo all’Italia, dove ci sono musei davvero belli, contenenti però oggetti che non hanno niente a che fare con la nostra storia o cultura (come il Museo Egizio di Torino). Parlando della città dalla quale provengo, Firenze, e che conosco, posso dire che il concetto di Museo gratuito non esiste. Anzi, chi è residente come me nel contado fiorentino deve pagare anche per entrare nelle chiese e nei giardini storici di Firenze. Mentre stavo preparando l’esame di Storia dell’Arte Moderna, mi sono dovuta munire di un certificato speciale stilato dalla segreteria della facoltà per entrare gratuitamente nei musei e nelle chiese (sempre e comunque la decisione finale era appannaggio del funzionario della biglietteria).

Tutto questo preambolo per introdurre il vero argomento di questo post. Sicuramente i timpani del Partenone e le Mummie del British non torneranno in Grecia e in Egitto, ma anche in questo campo il Regno Unito dimostra di essere all’avanguardia. Più di ottocento reperti archeologici che erano stati rubati durante la guerra civile e poi finiti sul mercato nero sono stati restituiti al Museo Nazionale afghano nel luglio scorso, dopo essere stati recuperati dalla polizia britannica con l’aiuto del British Museum.

Opere depredate vent’anni fa e recuperate a Londra, che sono state ufficialmente restituite dalla Gran Bretagna il 5 agosto 2012. Si tratta di 843 oggetti in tutto, tra i quali una statua raffigurante il Buddhaavori incisi dell’antica Bagram, monete d’argento greco-battriane e quelle islamico-medioevali, accessori cosmetici.

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La statua di Buddha in questione. Fonte: hehistoryblog.com.

Vent’anni fa questi oggetti si trovavano proprio nel Museo Nazionale al quale sono stati restituiti, ma negli anni ’90, durante la guerra civile, il museo perse tre quarti del patrimonio artistico che conservava,  patrimonio che finì in collezioni private o nel traffico clandestino di opere d’arte, che spesso fa capo al mercato antiquario inglese.

Il Buddha ad esempio è stato rintracciato grazie alla collaborazione tra il British Museum e un mercante d’arte londinese, il quale ha contribuito a portare in Gran Bretagna la scultura dopo averla vista, riconosciuta e comprata di tasca sua dal collezionista giapponese che la conservava in casa. Gli avori incisi di Bagram e le monete sono stati per la maggior parte sequestrati al loro arrivo negli aeroporti inglesi di Birmingham, Leeds ed altri scali periferici.

L’archeologa Anna Filigenzi, che si trova a Kabul dal 2003 ad oggi, illustra il valore degli oggetti restituiti in un’ intervista apparsa sulle pagine del quotidiano “La Repubblica”: “Le incisioni di Bagram ricordano quello che nei primi secoli fu un centro fiorente dell’impero Kushana, dove i ricchi collezionavano avori incisi dell’India. Le monete greco-battriane sono tra le più raffinate dell’antichità. Venivano usate dai diadochi, i generali di Alessandro Magno rimasti a governare i regni locali dopo la frantumazione dell’impero macedone. Il Buddha, poi, testimonia l’epoca della diffusione del buddismo in Afghanistan.”


Al di là del valore intrinseco dei beni tornati a Kabul, va sottolineata l’importanza emblematica del gesto, che costituisce un evento abbastanza speciale, sebbene possa sembrare scontato (pensiamo invece alla lunghissima diatriba riguardante i marmi del Partenone).

La consegna è avvenuta nel corso di una cerimonia presso il museo afghano, alla presenza del console generale britannico a Kabul Colin Crorkin: “Ci ricordano che i disordini dell’era taleban e della conseguente lotta contro gli insorti e per un Afghanistan pacifico sono eventi relativamente piccoli in un quadro più ampio – ha detto -. Ci danno un senso di prospettiva che solo la cultura può offrire”.

“Sono felice come afghano che tutti questi oggetti, così importanti per la storia e la cultura di questo paese siano di nuovo qui da noi.” ha detto il capo conservatore del museo, Fahim Rahimi.

Alla domanda della BBC se sia troppo prematuro restituire il Buddah e gli altri oggetti al museo dal quale sono stati rubati o se sarebbe stato meglio conservarli da qualche altra parte, Fahim ha risposto che “Questi beni devono rimanere qui per ricordare alla gente la nostra cultura e le nostre radici”.

Alice Ughi

Fonti principali; http://www.bbc.co.uk/news/world-asia-19116195, http://www.bbc.co.uk/news/entertainment-arts-18901966,http://www.guardian.co.uk/world/2012/aug/05/artefacts-returned-afghan-museum, e un mio articolo pubblicato (e non pagato) dal quotidiano online NewNotizie.it:  http://www.newnotizie.it/2012/08/il-buddha-ed-altri-beni-scomparsi-restituiti-al-museo-nazionale-dell-afghanistan/

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