Il “pentimento” del Maestro di Francoforte svelato da una radiografia

Quando la gente mi chiede :-Cos’hai studiato? In cosa sei laureata?- inizio a sudare freddo, tentando di trovare le parole più appropriate per far capire, almeno superficialmente, a chi mi sta ascoltando di cosa si tratta. Sono laureata (specialistica) in “Scienze per i beni culturali”, un corso di laurea nel quale si studiano le metodologie fisiche, chimiche, biologiche, matematiche ed informatiche che vengono applicate allo studio ed alla valorizzazione delle opere d’arte. In particolare i miei due lavori di tesi riguardano la caratterizzazione del degrado e lo studio di un trattamento consolidante per il legno archeologico bagnato.

Faccio questo preambolo per far capire perché ho chiamato questo blog “Nonsolochimica”, e perché sto scrivendo qualcosa che riguarda una radiografia fatta ad un quadro. Ci sarebbero tanti altri aspetti interessanti riguardo alla figura professionale che dovrebbe uscire da questo percorso formativo e anche riguardo ai reali sbocchi professionali ai quali un laureato dovrebbe poter accedere (prendendo in considerazione solo l’Italia) da trattare, ma altrettanti aspetti sono molto tristi ed hanno a che fare con situazione politica e sociale dell’Italia. Preferisco quindi rimandare ad un altro momento.

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Fonte:qag.qld.gov.au.

Nel 1980 la Galleria d’Arte Moderna del Queensland, che si trova a Brisbane, in Australia ha acquistato un piccolo quadretto devozionale, risalente alla fine del quindicesimo secolo,  “Vergine col bambino, con San Giacomo il Pellegrino, Santa Caterina e il committente con San Pietro”, raffigurante una sacra conversazione, e attribuito al Maestro di Francoforte.

L’ identita’ certa del maestro di Francoforte e’ sconosciuta. Le possibili opzioni sono Conrad Fyol,Hendrix van Wueluwe o Jan de Vos. Dopo l’acquisizione dell’opera da parte della Galleria, sono state effettuate diverse analisi scientifiche, dirette da Anne Carter, il capo del Centro di Conservazione del museo, come la radiografia a raggi X, la riflettografia infrarossa, e l’analisi stratigrafica,  ed altre ancora, le quali hanno permesso di portare alla luce nuove informazioni.

In questo caso le analisi avevano come scopo principale individuare se e in che misura, il Maestro avesse contribuito alla realizzazione dell’opera.

Le tecniche radiografiche in generale sono indagini strumentali non invasive, applicate in prima battuta in medicina, e utilizzate nell’ambito dei beni culturali per conoscere la tecnica esecutiva e materica dell’opera (soprattutto per quanto riguarda opere realizzate su tele, tavole e sculture lignee.)

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Esempio di applicazione delle tecniche radiografiche ad una tavola. Fonte: http://www.tecnart.unito.it.

La radiografia X offre il vantaggio di determinare in modo visibile lo stato di conservazione dei dipinti e gli eventuali precedenti restauri, per conoscere i vari processi lavorativi dell’artista, grazie alla qualità e affidabilità della lastra radiografica.

La scena ritrae Santa Caterina, accompagnata da San Giacomo il Pellegrino, che riceve un anello matrimoniale dal bambino Gesu’, seduto sulle ginocchia della Madonna, mentre il probabile committente siede dietro a  Maria in preghiera, con San Pietro alle sue spalle. Dall’ immagine radiografica pero’ si vede che il committente era originariamente una figura femminile. In un catalogo di un’esposizione del 1902 viene sottolineato il fatto che l’uomo indossa un cappotto nero, ma oggi di tale indumento non rimane traccia, probabilmente perche’ asportato durante un intervento di restauro, e cio’ che rimane e’ una testa maschile con un corpo femminile.

Nell’immagine radiografica ottenuta sono visibili le assi incrociate che formano il pannello.

La riflettografia infrarossa (IR) può essere usata nel campo dei beni culturali per evindenziare la presenza di disegni preparatori eseguiti dall’artista sopra lo strato di preparazione e coperti dalle stesure di colore.

Per consentire l’indagine il dipinto viene illuminato da comuni lampade ad incandescenza collegate ad un variatore di tensione ed opportunamente orientate. Le radiazioni riflesse dal dipinto sono rilevate da un sistema di ripresa composto da una telecamera modificata per operare con tubo vidicon sensibile a radiazioni I.R. di lunghezza d’onda fino a 2.000 nanometri  e provvista di un filtro che possa limitare la ripresa alla sola banda infrarossa. Il segnale viene convertito in una immagine in bianco e nero immediatamente visibile sullo schermo di un monitor televisivo ad alta risoluzione, e in seguito elaborate in digitale.

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Schema riflettografia infrarossa. Fonte: http://www.brera.unimi.it.

Gli studi effettuati utilizzando la riflettografia infrarossa, oltre a dimostrare che la tecnica pittorica utilizzata e’ compatibile con quella utilizzata in area fiamminga nel quindicesimo secolo, mettono anche il luce il fatto che il disegno preparatorio e’ molto diverso da cio’ che vediamo oggi.  Le immagini infrarosse fanno intuire infatti che le figure di San Giacomo e San pietro, erano inizialmente quelle di San Giuseppe e San Cornelio rispettivamente, e sono state ottenute aggiungendo al primo un cappello a punta e una stola, e al secondo un paio di chiavi.

Oltre a mettere in luce i “pentimenti” avvenuti durante la realizzazione del dipinto la riflettografia IR, unita alle altre tecniche, e all’analisi storico-artistica, serve a chiarire la tecnica utilizzata negli strati preparatori della pittura, e le sue caratteristiche stilistiche, fattori indispensabili per una corretta attribuzione dell’opera. Le linee sono nette e non mostrano insicurezze nel tracciare i profili delle figure. Questo suggerisce che siano state copiate da un disegno esistente, cosa verosimile visto che lo studio del Maestro di Francoforte era pieno di lavoro. Altri segni stilistici coerenti con questa ipotesi sono il fatto che le pieghe e i drappeggi sono disegnati con linee diritte e l’uso di linee semplici di occhi, bocche e nasi.

Il fatto che diversi miei post “siano ambientati” in Queensland è dovuto al fatto che per piacere personale, e perché vi risiede una persona a me molto cara, ho fatto due viaggi e lavorato in questo stato del vecchissimo continente.

Visto che sono a precisare, concluderò questo post dicendo che mi piacerebbe davvero lavorare nel campo della conservazione-tutela dei beni culturali, da un punto di vista scientifico preferibilmente o in ambito divulgativo, ma non avendo particolari fonti economiche, ho sempre fatto altri, umili lavori e facendo nel frattempo esperienza sul campo, con retribuzioni tendenti allo zero.

Questo discorso l’ho fatto per due motivi: il primo è che non ho tanto tempo a disposizione per coltivare questo blog, e il secondo e dire a tutti quelli che sono nella mia situazione,o ci si troveranno in futuro, e ripeterlo anche a me stessa,  combattiamo casomai, ma non arrendiamoci.

Come diceva uno dei miei cantanti preferiti, “mai abbandonare la battaglia”, “never give up the fight”.

Alice Ughi

p.s.: scusate per tutti gli errori-orrori ortografici che commetto.

Da un mio articolo pubblicato (e non pagato) sul quotidiano online NewNotizie: http://www.newnotizie.it/2010/09/un-mistero-svelato-da-una-radiografia/

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