Il “Woodford folkfestival”, dove portano le vie del canti.

Erano mesi che aspettavo di essere lì. Mesi durante i quali avevo speso il mio tempo libero programmando il viaggio in Australia tanto agognato: le tappe, i costi, le cose entusiasmanti che avrei fatto.

Uno degli appuntamenti che più mi facevano battere il cuore e sentire l’impazienza della partenza pulsare sotto pelle era quello con il “Woodford Folkfestival”, edizione 2006-2007, un festival di musica-teatro-danza-circo e cultura in generale, al quale avrei partecipato come volontaria insieme alla mia amica fraterna trasferitasi nella terra dei canguri, ed altri amici.

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Alcuni ragazzi davanti all'”insegna” del festival, fonte couriermail.com.au

Il terreno dove oggi si svolge questo festival internazionale di musica, spettacolo e arti varie, venne acquisito nel 1994 dalla Federazione Folk del Queensland, QFF, un’organizzazione no-profit, e dai membri della “nazione” Jinibara, dopo aver stipulato un patto reciproco di partecipazione, nel quale si riconosce ai discendenti del popolo Jinibara il ruolo di custodi tradizionali della “Terra di Woodford”. Questo gruppo di nativi australiani sono i discendenti diretti di Fanny Mason, conosciuto come Jowalmel, nato nel 1840 a Woodford, e di Johnny McKenzie, noto come Wangiramu, classe 1826, nato nelle vicinanze di Kilcoy.

Il festival è nato nei pressi del piccolo paese di Woodford, ad un’ora di viaggio da Brisbane, nello stato del Queensland, Australia nel 1987 con il nome di “Maleny Folk Festival”. A partire dal 1994 gli organizzatori hanno iniziato una serie di lavori e migliorie per assicurare al festival una collocazione fissa con delle infrastrutture permanenti. I lavori che si sono susseguiti dal 1994 al 2003 hanno assicurato ai partecipanti la presenza di una fitta rete di strade pedonali e non, servizi igienici, edifici per l’organizzazione dei volontari e degli artisti, tre ampi spazi adibiti a campeggio e la realizzazione di un anfiteatro con la capienza di 25000 persone.

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Una mappa del “villaggio” del Woodford Folkfestival, tanto per dare un’idea, dal sito woodfordfolkfestival.com.

Tutto questo, unito ad un particolare spirito di fraternità e gioia che circola, diffondendosi per i sentieri sassosi o anche talvolta fangosi di questo enorme spazio, fa di esso una vera e propria comunità, chiamata Woodfordia, legata da vincoli fuori dal comune.

La manifestazione si svolge annualmente nell’arco di una settimana, dal 27 dicembre al 1 gennaio, con la partecipazione di circa 2000 artisti e un programma che prevede 580 spettacoli, con ospiti nazionali ed internazionali: concerti, danze, improvvisazioni musicali, dibattiti e film, un festival dedicato ai bambini, woorkshop artistici di vario tipo, cabaret, sfilate, e uno spettaccolare evento finale realizzato da giocolieri esperti e dai volontari che hanno lavorato durante il festival.

Il forte legame con la comunità indigena locale si palesa nel fatto che negli stessi luoghi nei quali si svolge il Woodford Folkfestival si tiene anche il “The Dreaming Festival-Australia’s International Indigenous Festival” (sito internet: http://www.thedreamingfestival.com), di solito a giugno (anche se quest’anno si svolgerà in concomitanza con le altre celebrazioni di Woodfordia alla fine dell’anno). Per chi non lo sapesse il nome dell’evento è legato alla visione esistenziale degli indigeni australiani chiamata “tempo del sogno”, e ad altri modi di pensare il mondo tipici di una cultura raffinata quale è quella degli aborigeni australiani, argomento che sarebbe troppo complesso da affrontare in questa nota.

In questa sede racconterò in modo informale, ma spero utile, la mia esperienza, indimenticabile, dei circa 10 giorni trascorsi a Woodford.

Come ho detto all’inizio mi trovavo li in veste di volontaria insieme ad amici nel 2006, e come tali arrivammo un giorno prima dell’inizio ufficiale per registrarci, capire come si sarebbe svolto il lavoro e iniziare a mettere sù il campo base, costituito da un caotico camperino, una tenda e un tavolino per mangiare. La nostra partenza da Brisbane alla volta di Woodford non faceva prevedere nulla di buono: pioggia battente fin dalle prime ore del giorno. Nonostante questo al nostro arrivo ai cancelli del festival tutto funzionava alla grande: due file composte di persone che aspettano (una per gli artisti-performers, una per i volontari), portando avanti amabilmente le più svariate attività, dall’abbordaggio alla giocoleria, passando per la creazione di dreadlocks. Dopo la registrazione, andata a buon fine per tutti senza alcun contrattempo, ebbe inizio una serie di sfortunati eventi che avrebbe potuto minare una felice permanenza a tutti noi. La pioggia fitta e insistente aveva creato una situazione alquanto bagnata nell’area campeggio, rendendo molto difficile il montaggio delle tende. Ancora peggio se un furgone passa in retromarcia sulla vostra tenda, abbattendola, come è successo a noi…Nonostante l’umore nero di qualcuno di noi riuscimmo comunque a montare il campobase (potete notare l’immancabile bandiera “Gallo Nero”) e ad andare a letto.

accampamento

La mattina seguente ci svegliammo con la pioggia che continuava a battere sui nostri rifugi, e coloro che dovevano recarsi a “lavoro” lo fecero con scarso entusiasmo, alcuni di noi anzi con la tipica modalità italiana, “anche se non è una tragedia, nel dubbio meglio lamentarsi”. Il nostro cruccio più grande era rappresentato dalle scarpe, dal fatto che ci saremmo sporcati tutti e che ci saremmo ammalati. Per quanto mi riguarda vedere gli australiani che ad un certo punto si levavano le infradito e le buttavano via, se ne fregavano di essere mezzi e ti dicevano “Take it easy, enjoy yourself, you’re at Woodford!!!!!” , “Stai tranquillo, divertiti, sei a Woodford!!!”, è stata una delle più belle esperienze della mia vita. Vedere gente rotolarsi e ballare nel fango, mi ha insegnato a non prendere le piccole avversità troppo sul serio, ed invece a godere dei momenti felici che ti capitano.

mud boy

“Our wonderful artists are the catalyst. Their need to communicate to us their beauty and ideas is welded to their souls. .. Their brilliant expressions remind us of our humanity, keep us sane and instruct us to party. At our festival we create rituals, ceremonies and our own conventions of good humour, tolerance and mutual patience. Together we construct a miniature society, righteous and purposeful in its intent – whimsical and joyous in its culture.”  “I nostri meravigliosi artisti sono l’elemento catalizzatore. Il loro bisogno di comunicarci la loro bellezza e le loro idee è saldata con le loro anime. Le loro fantastiche espressioni ci ricordano la loro umanità, ci rendono sani e ci insegnano la festa. Al nostro festival creiamo rituali, cerimonie, e le nostre convenzioni di buon umore, tolleranza, e pazienza reciproca. Insieme costruiamo una società in miniatura, virtuosa e propositiva nei suoi intenti – stravagante e gioiosa nella sua cultura.”dice il direttore del festival Bill Hauritz nel suo messaggio di benvenuto (ho lasciato anche la frase originale in inglese perché non mi sento una grande traduttrice e così magari qualcuno più bravo di me può correggermi).

Ed è proprio così che ti senti dopo che vivi per qualche giorno nel festival. Mi svegliavo la mattina felice, prendevo il mio zainetto e partivo per fare le mie 4 ore di lavoro, insieme a persone di tutte le età provenienti da tutto il mondo. Così dopo qualche giorno di cibo spazzatura mangiato qua e là e dopo aver dato fondo alle nostre riserve di cibo in scatola, ci avventurammo nel paesino limitrofo per comprare un po’ di sana frutta e verdura. Woodford in sé non è un grosso centro, bensì un piccolo paese, ma con abitanti che possono essere definiti di sicuro speciali. Come il verduraio dal quale ci recammo, e che ci accolse calorosamente, cantando e ballando le canzoni del suo idolo (penso che dalla foto si possa intuire di chi si tratta).

verduraioI giorni e le serate passavano troppo velocemente, tra più di trenta luoghi adibiti a concerti, balletti o altri spettacoli che si susseguivano uno all’altro, e per le strade di Woodfordia centinaia di performers, di tutti i tipi, dai circensi alle fatine che regalano baci.  Tra le ore di volontariato, i concerti passati a ballare sotto cassa, le conversazioni con i miei colleghi, non ho avuto molto tempo per accorgermi che tra tutte queste attrazioni c’era anche una serie di interessanti conferenze sulle tematiche ambientali. L’unica che ho avuto l’occasione di ascoltare è stata quella sull’utilizzo della cosiddetta permacultura, un metodo di coltivazione usato per rendere nuovamente fertile un terreno che aveva cessato di esserlo, innovativo per l’epoca ed ormai diffuso anche in Italia.

Il programma del festival era così ricco di eventi e gli artisti prevalentemente autoctoni e a me sconosciuti, e così a parte alcuni gruppi sui quali mi ero documentata, girare per gli svariati “venues” era una scoperta continua, ed un passaggio costante da sonorità, tipi di musica e atmosfere ogni volta diverse.

Per farvi qualche esempio mi sono immersa nelle parole accompagnate dalla chitarra ipnotica di “Jeff Lang”, e dopo una breve camminata entrare nella “tenda” (a Woodford quasi tutti gli stage sono coperti accuratamente per evitare problemi legati all’acqua) dove si esibivano i “The Cat Empire”, rimanendo stupita ad ascoltare la fusione di ritmi hip hop e reggae cullati dalle note di una tromba spettacolare.

Un girovagare ebbro ed elevato, fino alla scoperta dell’ultimo giorno, i Ganga Giri, una formazione che utilizza didgeridoo elettronici e non unendoli con danze, per dare vita ad uno spettacolo accattivante durante il quale nessuno riusciva a stare fermo a sedere, ma sentiva forte il richiamo del ballo.

ganga giriHo ballato a rotta di collo fianco a fianco a bambini, persone di mezz’età, vecchi, disabili, gente nera, bianca e colorata.

Intanto il festival volgeva al termine, ed io non mi ero neanche accorta di quanto velocemente avanzassero le lancette dell’orologio in quel mondo così ovattato ed avulso dall’esterno, ma allo stesso tempo così ricco di cose da fare.

L’evento più importante di tutti stava per andare in scena, dopo una lunga preparazione e l’impegno di tutti, i performers, gli organizzatori, i volontari e anche le persone del pubblico, con la loro energia ed il loro entusiasmo. I “lavori” del festival culminano tutti gli anni nella cerimonia di chiusura, che detto in inglese è detta Fire Event o evento del fuoco, non saprei come renderlo bene in italiano, ma se guarderete il video sotto capirete cosa si intende.

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Assiepamento di persone al “The Grande” fonte:www.flickr.com/photos/maleny_steve

Se in Italia a capodanno si “scoppiano i botti” a Woodfordia centinaia di giocolieri, ballerini e attori, o semplici volontari sfilano e recitano portando rificolone e luci delle fogge più disparate, per bruciare metaforicamente il vecchio anno. Lo spettacolo si tiene in quello che si potrebbe definire il main stage del festival, il “The Grande”, una sorta di teatro naturale, con il palco che si trova in una radura ai piedi di una collina sulla quale si assiepano ogni anno circa 20000 spettatori.

Fu un tale a me sconosciuto, Neil Cameron, a dare per primo vita al Fire Event ormai tradizionale, quando ancora il festival si teneva a Maleny. L’iniziativa riscosse successo e così continuò ad essere portata avanti anche nel nuovo spazio, con la collaborazione di Paul Lawler che nel 2003 diventò direttore artistico dell’evento.

Ma il Woodford Folk Festival è qualcosa che va oltre la musica, il circo e le esibizioni artistiche. A partire dal 1997 inoltre i volontari hanno iniziato a piantare alberi, iniziativa che in seguito è divenuta un evento annuale fisso, denominato“Tree-Planting Weekend”, con circa 80000 alberi piantati fino ad oggi, arricchendosi di woorkshop, conferenze, ed altri eventi culturali, finalizzati alla discussione ed alla comprensione delle più attuali tematiche ambientali. Per questo motivo e non solo, il festival ha vinto nel 2008 il FasterLauder Festival Award, per essere la manifestazione più green friendly in Australia.

Ogni tanto, anzi molto spesso, dopo aver partecipato a diversi altri festival di musica e cultura in Italia, mi ritrovo a pensare a come sarebbe bello iniziare a costruire una cosa del genere anche nella mia madre patria. Poi mi viene in mente quello che è successo a uno dei più grandi festival musicali che si tenevano su suolo italiano, il Rototom Sunsplash, European Reggae Festival. Dal 2010 ha traslocato sembra per cause di forza maggiore in Spagna (vedi i miei articolo pubblicati sul quotidiano online Newnotizie: http://www.newnotizie.it/2010/06/il-rototom-sunsplash-european-reggae-festival-2010-dal-21-al-28-agosto-a-benicassim-in-spagna/, http://www.newnotizie.it/2011/04/rototom-sunsplash-2011-il-festival-di-musica-reggae-che-va-oltre-la-musica/, http://www.newnotizie.it/2012/02/a-maggio-la-prima-sentenza-del-processo-contro-il-responsabile-del-rototom-sunsplash/)

Quest’anno il Woodford Folk Festival arriva alla sua ventisettesima edizione ed alla diciannovesima nell’ attuale location.
Il festival richiama ogni anno un pubblico eterogeneo, proveniente da tutto il mondo, ed è reso possibile da un’armata di circa 2800 volontari, che sono il cuore pulsante dell’evento. Non è richiesto nessun requisito speciale per lavorare come volontari al “Woodford Folk Festival”(sicuramente se c’è qualche ambito per il quale vi sentite più idonei fate richiesta per quello, di modo che la vostra esperienza sarà ancora più fruttuosa) , solo voglia di partecipare e di aprire la propria mente: vi posso assicurare per esperienza diretta che sarà un ricordo che porterete sempre nella vostra mente. Per iscriversi e vedere il programma completo (non vi basterà una giornata per vagliarlo accuratamente) visitate il sito:www.woodfordfolkfestival.com

Quanto mi manca Woodfordia! Ma ci si lascia sempre qualcosa da vedere o scoprire nei posti in cui si va, di modo da avere una scusa per la quale tornare. A Woodford si potrebbe scordare qualcosa ogni anno, e sarebbe sempre una gioia “dover” tornare.

Alice Ughi

Parte del testo è ripresa da un mio articolo pubblicato sul quotidiano online Newnotizie:

http://www.newnotizie.it/2010/10/%E2%80%9Cwoodford-folkfestival-2010%E2%80%9D-un-festival-internazionale-di-musica-e-spettacolo-nella-terra-dei-jinibara/

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