La “Bella Principessa” definitivamente attribuito a Leonardo?

Non tutti i mali vengono per nuocere, dice un saggio proverbio italiano. E così anche il successo mediatico del best seller di Dan Brown “Il Codice da Vinci”, libro che ha suscitato scalpore e polemiche in tutto il mondo, è finito per essere utile. Si sono infatti moltiplicati gli studi, e con loro i necessari finanziamenti economici, sulle innumerevoli opere dell’eclettico genio toscano. Molti di questi studi vertono sull’attribuzione di opere a Leonardo, più che allo studio dei materiali e delle tecniche pittoriche e artistiche da lui usate, ma come si suol dire, per rimanere in ambito proverbiale, “meglio che nulla”.

La storia del disegno su pergamena di cui parliamo è lunga e  piena di ombre:  misura 33 centimetri per 23,9 e raffigura una giovane donna di profilo con i capelli raccolti che, verosimilmente, è Bianca Sforza, figlia illegittima di Ludovico e Bernardina de Corradis, promessa all’età di dieci anni a Galeazzo Sanseverino, che la sposò nel 1496. Per vie tortuose il disegnò arrivò nelle mani del restauratore Giannino Marchig,  collaboratore di Bernard Berenson, ed in seguito alla sua morte fu venduto a Christie’s, una delle più famose case d’asta mondiali.

L’opera fu quindi venduta a un privato per 21850 dollari nel 1998, epoca in cui era attribuita ad un artista sconosciuto di ambiente tedesco del XIX secolo. L’attribuzione a Leonardo da Vinci viene dalla biblioteca nazionale di Varsavia come risultato delle ricerche di due studiosi che da tempo si occupano dell’opera del maestro, lo storico dell’arte inglese, Martin Kemp, professore emerito dell’università di Oxford e l’ingegnere francese Pascal Cotte. Secondo i due il disegno della Bella principessa (sottoposto tre anni fa alla Eidgenössische Technische Hochschule di Zurigo all’analisi del carbonio 14)  proverebbe da un codice dal quale sarebbe stato staccato e sarebbe un ritratto leonardesco del 1496.

Dettaglio dell’opera comprensivo di fori e impronta dal sito torino.blogosfere.it

Si tratta di un disegno realizzato a inchiostro, matita nera, rossa e biacca, sfumate tra loro con le dita innovando questa tecnica al punto da ottenere un effetto molto pittorico: i due studiosi affermano addirittura di aver rivelato durante le analisi un’impronta digitale di Leonardo. I tre fori sul margine sinistro del disegno evidenziati durante le analisi spettrografiche eseguite da Pascal Cotte hanno avallato l’ipotesi di una paternità leonardesca già confermata da eminenti studiosi di Leonardo: si tratterebbe di una pagina inserita in un incunabolo e poi staccata.

L’incunabolo di Varsavia è la Sforziade di Giovanni Simonetta, un’elegia della famiglia che, sopravvissuta ad un incendio appiccato dai nazisti nel 1939 alla biblioteca Zamoyski a Varsavia fu poi custodita in un monastero a Czestochowa. I tre fori del disegno corrispondono a quelli della pagina staccata dall’incunabolo. La scoperta ha sollevato dubbi e discussioni in campo accademico e non solo, soprattutto alla luce del fatto che è avvenuta a ridosso dell’imminente mostra preparata a Londra alla National Gallery su Leonardo.

Alice Ughi

Il presente scritto è tratto da un mio articolo apparso sul quotidiano online Newnotizie: http://www.newnotizie.it/2011/10/la-bella-principessa-definitivamente-attribuito-a-leonardo/

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