Glen Hansard in concerto nella Chiesa di San Paolo dentro le Mura

Glen Hansard fotografato da Michele Arena

Non conoscevo i “The Frames”. Non avevo visto il film “Once”, e il genere di musica che fa da colonna sonora non è propriamente il mio preferito. Niente bass-line  nè ritmo in levare reggaeggiante.

Per una serie di fortunati eventi mi sono ritrovata però ad assistere al concerto tenuto da Glen Hansard a Roma, nella Chiesa di San Paolo dentro le Mura, il 26 settembre di quest’anno.

L’unica produzione musicale in mio possesso del suddetto artista, regalatami una settimana prima dell’evento da una persona a me molto cara, constava nell’album “Strict Joy”, del duo, non solo artistico Hansard- Irglová, meglio noto col nome di “The swell season”.  Pur avendolo ascoltato a ripetizione nei giorni precedenti, ho avuto la fortuna di ritrovarmi al concerto senza condizionamenti rilevanti, posizione a volte privilegiata per godere al massimo della musica, soprattutto nel caso sia eseguita dal vivo.

Saranno state la cornice sacra e intima, o le condizioni acustiche ottimali per valorizzare le caratteristiche vocali e il suono della chitarra di Glen Hansard, fatto è che ho apprezzato la suaperformance dall’inizio alla fine, fino quasi ad emozionarmi. I pezzi eseguiti spaziavano da quelli contenuti nell’album del 2009 alle cover  come il pezzo “You Ain’t Goin’ Nowhere” di Bob Dylan, tutti permeati da una certa malinconia (acuita ancora di più dall’assenza di Markéta Irglová). Prima di eseguire la famosa “Falling slowly”, pezzo vincitore nel 2008 di un Oscar come “Migliore canzone”, Hansard evoca la presenza della cantante e musicista ceca Markéta, sottolineando il peso della sua assenza.

Non sono mancati momenti di ilarità, come durante l’esecuzione del pezzo “Leave” quando irrompe attraverso i muri della chiesa il suono della sirena di un’ambulanza. Glen Hansard non si scompone, ride, e ricomincia a suonare.  Degno di tutto il concerto il finale nel quale il cantautore irlandese ha interpretato la cover di “Forever Young” di Bob Dylan con Oliver Cole eFiacre Gaffney.

Alla fine della serata ero contenta di essermi lasciata trascinare ad un concerto che mi ha arricchito ed emozionato in modo inaspettato, e non posso evitare di consigliare ai lettori di cogliere l’occasione di andare a sentire dal vivo un’artista così anacronistico come Glen Hansard.

Alice Ughi

Da un mio articolo pubblicato sul quotidiano on line NewNotizie: http://www.newnotizie.it/2011/11/glen-hansard-in-concerto-nella-chiesa-di-san-paolo-dentro-le-mura/

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