Il miele “al Puffo”. Le api alsaziane producono miele blu

Chi trovandosi in gelateria non ha mai avuto la tentazione di assaggiare il gelato azzurro cossiddetto “al puffo“? Ad esempio me medesima. Non solo per le mie plurime allergie alimentari ma anche perché tra tutti i gusti allettanti presenti in vetrina, di sicuro non mi sentivo attratta da un’ inquietante massa colorata di celeste vivido. Mi ha sempre fatto pensare a qualcosa di alieno, di non commestibile per un essere vivente senziente.

Quindi aver letto oggi un articolo sul sito Corriere.it, (http://www.corriere.it/ambiente/12_ottobre_05/api-francia-mms_4ca2cc9e-0ed6-11e2-8205-e823db4485d4.shtml), in cui si parla di api che fanno miele blu, verde o marrone scuro mi ha abbastanza inquietata. E’ successo davvero in Alsazia, dove le api si sono approvvigionate dagli scarti zuccherini della fabbrica dei famosi confetti “M&M”, ed hanno quindi prodotto miele dai colori inusuali.

I responsabili dell’impianto hanno posto rimedio all’inconveniente coprendo il magazzino, impedendo così l’accesso agli insetti, e sembra che le api non abbiano subito ripercussioni gravi dal punto di vista della loro salute.

In precedenza mi ero già occupata di questi importantissimi animali, ed in particolare della preoccupante sindrome dello spopolamento di alveari, in un articolo scritto per il quotidiano on-line NewNotizie (http://www.newnotizie.it/2010/08/la-misteriosa-sindrome-dello-spopolamento-degli-alveari/) che riporto di seguito.

Siamo nell’autunno del 2006, nella East Cost degli Stati Uniti e Dave Hackengerg è un apicoltore che viaggia su e giù per la costa trasportando api utilizzate al fine di impollinare varie piante, tra le quali meloni, mirtilli, e mandorle. Hackengerg si sposta dalla sua base estiva in Pennsylvania a quella invernale in Florida, ma dopo circa un mese trovò che il numero delle colonie negli alveari era calato in maniera vistosa, trovando solo le operarie più giovani e la regina: alla fine dell’inverno oltre il 60% delle sue 3000 colonie era scomparso.

I primi studiosi che si sono occupati di questo problema nel dicembre 2006, sono stati Diana Cox-Foster, entomologa dell’università della Pennsylvania, e Dennis Vanengelsdorp, esperto di apicoltura: insieme ad altri ricercatori hanno decritto il fenomeno e lo hanno denominato sindrome dello spopolamento degli alveari o CCDcolony collapse disorder. Il gruppo di ricercatori ha individuato molti fattori che potrebbero causare la CCD, escludendo categoricamente diverse potenziali cause, ma senza arrivare a dare un’anamnesi esaustiva. L’ipotesi finale di questi studi è che qualcosa avesse compromesso il sistema immunitario degli animali, rendendoli vulnerabili ad infezioni di norma non mortali. Le due possibili cause di questo calo delle barriere immunitare sono: o la presenza di un patogeno nuovo, o mutato di recente, o l’ uso di nuovi pesticidi, in particolare alcuni neonicotinoidi.

Ad oggi l’opinione più diffusa tra i ricercatori, è che lo scatenarsi di questa sindrome sia dovuto a diversi fattori, tra i quali malnutrizione e pesticidi, che interagendo rendono le colonie attaccabili da una malattia mediata da un virus. In tale ottica sembrano guardare anche i documenti presentati all’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale durante il Workshop dal titolo “La sindrome dello spopolamento degli alveari in Italia: approccio multidisciplinare alla individuazione delle cause e delle strategie di contenimento”, tenutosi a Roma il 29 gennaio 2008.

Alice Ughi

Il presidente dell’ associazione apicultori di Alsazia con il miele “psichedelico” dal sito corriere.it

 

 

 

 

 

 

 

Nel link seguente un video dove il presidente dell’associazione apicultori d’ Alsazia mostra i mieli colorati http://it.euronews.com/2012/10/05/miele-blu-in-alsazia-le-api-a-contatto-con-coloranti-alimentari/.

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