I ragazzi del Gaza Parkour e Free Running. L’arte di superare gli ostacoli, dalla Palestina in giro per l’Italia

Risulta sempre difficile parlare e scrivere di Gaza e dei suoi abitanti, almeno per quanto mi riguarda. Difficile perché non sono mai stata in prima persona in quei luoghi, difficile perché pur essendo in contatto con associazioni attive nella striscia di Gaza, e sforzandomi per documentarmi e studiare la storia e le condizioni del popolo palestinese, non mi sento in grado di parlare guardando le cose dal punto di vista di un palestinese.

Se parliamo pero’ di sport di strada, di acrobazie, di ginnastica unita alla corsa e al superamento di ostacoli in maniera  spontanea e gratuita, mi sento di poter e voler spendere un bel po’ di parole per spiegare e portare a conoscenza del maggior numero di persone il concetto e la realtà che stanno alla base del “Gaza Parkour“.

Mohamed Aljakhbir è insieme a Abdallah Inshasi il “fondatore” del gruppo di praticanti di Parkour e Free Running nelcampo profughi di Khan Younes nella striscia di Gaza, e spiega il motivo di questa passione in un documentario mandato in onda da Aljazeera, con le seguenti parole:

“Non si tratta semplicemente di divertimento. E’ anche una sfida con me stesso. Si tratta di portare a termine qualcosa che solo pochi possono fare. Questo sport mi incoraggia a essere deciso di fronte agli ostacoli.  Mi permette di rimanere forte in questa situazione di occupazione”.

Tanto per spiegare in breve di cosa parliamo prima di andare avanti, occorre distinguere il Parkour dal Free Running in quanto quest’ultimo è l’evoluzione in termini più acrobatici del primo. Fu più o meno dieci anni fa che mi imbattei in un gruppo di ragazzi intenti a fare salti e capriole per superare il muro di un centro commerciale in modo creativo. Mi spiegarono un po’ di cosa si trattava: “Parkour“, o PK, uno sport, o meglio una disciplina sportiva metropolitana nata in Francia ( art du déplacement et parcours, arte dello spostamento e percorso), consistente nel superare qualsiasi tipo di ostacolo adattando il proprio corpo all’ambiente circostante.   Il Parkour trae origine dal metodo di addestramento militare di Georges Hébert, e anche se le applicazioni “metropolitane” non sono ben chiare (come dice Dan Edwards in “The birth of (a) Movement“, “La nascita del movimento”), è stato sviluppato da David Belle come arte dello spostarsi da un punto A ad uno B nel modo più efficiente possibile, ma anche come filosofia di vita nella quale qualsiasi ostacolo viene visto come appiglio da superare in modo efficiente, senza mai arrendersi, ma cercando di superarlo ogni volta in modo migliore. Il termine Free Running è stato coniato invece da Sébastian Foucan volendo descrivere una forma di movimento che ricerca spettacolarità e originalità dei movimenti, in modo da creare spettacolo valorizzando il lato estetico dei gesti.

Ed adesso siamo pronti per andare con la mente a Gaza, nel campo profughi di Khan Younes dove un gruppo di ragazzi, appassionati di sport,  acrobazie e internet hanno coltivato negli anni la passione per il Parkour e per il Free Running fino a creare un vero e proprio progetto, che passando per Al Jazeera, BBC e  altri organi di stampa internazionali è arrivato quest’anno a toccare il suolo italico.

Mohamed Aljakhbir, Abdallah Insahsi, insieme ad altri due giovani amici Ibrahim Abunahl e Jehad Abusulthan (lo zoccolo duro del Gaza Parkour and Free Running usciti  per la prima volta fuori da Gaza) sono arrivati a Roma il 17 febbraio, città dalla quale è iniziato il loro tour in giro per la penisola, che li ha visti impegnati in esibizioni nelle piazze, incontri con i ragazzi delle scuole, workhops e dibattiti nelle università e centri sociali, a Bologna,Milano, Bergamo e Palermo.

Mohamed in conferenza stampa a Roma dice :

“Durante questo viaggio prima al Cairo e poi, ora, a Roma abbiamo visto persone che sembravano felici. A Gaza noi nasciamo già con una montagna di problemi sulle spalle (…) L’ambiente intorno a noi ci guardava con ostilità, le autorità ci tenevano d’occhio perché ci giudicavano strani, trasgressivi. Ma il Parkour ci ha insegnato a resistere, a essere tenaci.”

Il sogno di confrontarsi con la realtà al di fuori dell’ “assedio” palestinese si è realizzato grazie alla collaborazione di varie realtà associazionistiche, come Eureka Primo, Un ponte per, Assopace, Jalla Onlus, Acs insieme a  centri sociali ed università.  Concludendo questo scritto mi piacerebbe augurare ai ragazzi del “Gaza Parkour and Free Running” di crescere  sempre più, e di poter confrontarsi con gli altri “traceurs” (così si chiamano in termini tecnici i praticanti di parkour) in maniera libera, fuori e dentro le barriere di Gaza.

Alice Ughi

http://www.newnotizie.it/2012/07/i-ragazzi-del-gaza-parkour-e-free-running-larte-di-superare-gli-ostacoli-dalla-palestina-in-giro-per-litalia/

Quasi tutte le informazioni e le foto sono state raccolte tramite la pagina Facebook del Gaza Parkour e Free Running: http://www.facebook.com/pages/Gaza-Parkour-And-Free-Running/146909498712817

Uno dei praticanti a Gaza

Foto di gruppo a Gaza

A Milano

A Bologna, fonte corrierediblogna.corriere.it

In giro per le scuole.

Foto di gruppo in una scuola.

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