Peer (la) review

Come si fa a stabilire se uno studio scientifico e i relativi risultati sono attendibili? A livello internazionale è accettato il metodo della peer review ovvero della revisone paritaria, eseguita da esperti del settore per valutare l’idoneità di uno studio scientifico alla pubblicazione su riviste specializzate. Di solito tramite la revisione si pone un filtro che fa passare solo le  informazioni e le ricerche realmente affidabili ovvero verificabili e degne quindi di pubblicazione, scartando spesso quelle non originali, dubbie ovvero non convincenti, false o addirittura fraudolente. Non sempre questo meccanismo raggiunge questo scopo, come nel caso di Jan Hendrik Schön .

Schön era un ricercatore nell’ambito della fisica allo stato solido e delle nanotecnologie, nel 1997 ottenne il dottorato di ricerca presso l’Università di Costanza, stesso anno nel quale fu assunto come ricercatore dai Bell Labs, nel New Jersey, nel laboratorio diretto dal fisico Bertram Battlogg, al contempo professore all’Istituto federale di tecnologia di Zurigo (ETH). Da quel momento Schön  iniziò a pubblicare otto articoli alla settimana su riviste autorevoli come Science e Nature e negli anni successivi ricevette ben quattro premi internazionali, il Premio Otto-Klung-Weberbank per la fisica nel 2001, il Premio Braunschweig nel 2001 e il Premio Outstanding Young Investigator nel 2002.

Fra le scoperte annunciate da Schön fece clamore l’invenzione del transistor molecolare: in uno dei tanti articoli pubblicati dichiarò di aver prodotto un transistor di dimensioni molecolari. Schön affermava di aver usato uno strato sottile di un composto organico, che, grazie a un fenomeno di auto-organizzazione, aveva la facoltà di agire come un transistor controllato da campi elettrici esterni, scoperta che avrebbe rivoluzionato l’industria elettronica spostandola dal silicio ai materiali organici.

A partire dal 1999 numerosi colleghi sollevarono forti dubbi sull’attendibilità degli esperimenti di Schön. La professoressa Lydia Sohn prima e il professor Paul McEuen dell’Univerità di Cornell osservarono che lo stesso rumore di fondo si ripeteva sia in prove effettuate a diverse temperature, sia in prove completamente diverse. Altri studiosi evidenziarono numerosi esempi di dati duplicati nei lavori di Schön fino ad avvisare il direttore di  Nature che non ottenne risposte dai Bell Labs e avvisò la Lucent Technology, proprietaria dei Bell Labs, la quale, nel maggio 2002, affidò un’indagine a una commissione esterna, diretto dal professore Malcom Beasley dell’Università di Stanford.

A seguito delle ricerche si rilevò che in 16 articoli, per un totale di 20 co-autori, c’erano misure implausibili e immagini uguali con didascalie diverse. Alla richiesta del comitato di avere accesso ai dati originali, Schön affermò di non aver tenuto nessun archivio né un quaderno di laboratorio. Inoltre tutti i suoi campioni sperimentali risultarono danneggiati e inutilizzabili, rendendo impossibile una ripetizione degli esperimenti. Pur affermando di aver operato in buona fede lo studioso perse il titolo di dottore.

Nel 2004, il Dipartimento di fisica dell’università di Costanza gli revocò il dottorato per “condotta disonorevole” e per “la più grave truffa in fisica degli ultimi 50 anni”, pur confermando la validità del lavoro svolto per la tesi. Schön fece ricorso al Senato accademico che confermò la decisione nel 2008.  Il 14 settembre scorso, la Corte d’appello ha tolto a  Schön il titolo definitivamente e giustifica questa decisione con il fatto che i successivi comportamenti del ricercatore hanno danneggiato la reputazione dell’università.

Tutti i collaboratori e i coautori di Jan Hendrik Schön, compreso il capo del gruppo e diretto superiore Bertram Batlogg, sono stati riconosciuti innocenti anche se sono state  espresse riserve sul piano professionale ed etico.

Nel 2010 è stato pubblicato un romanzo ispirato a questa vicenda, dal titolo “Il falsario”, edito da Mursia, scritto da Gianfranco D’Anna, dottorato in fisica al Politecnico Federale di Losanna, che frequentò i Bell Labs nello stesso periodo di Schön.

Alice Ughi

Da un mio articolo pubblicato sul quotidiano on-line NewNotizie: http://www.newnotizie.it/2011/10/lo-scandalo-del-dottorato-truccato-di-jan-hendrix-schon/

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