“Rovine e macerie”. Il senso dello scorrere del tempo nell’ archittetura secondo Marc Augè.

” La storia futura non produrà più rovine. Non ne ha il tempo.”

Le rovine, secondo l’antropologo ed etnologo francese  Marc Augè, riescono a uscire dal gioco folle del mondo contemporaneo. Sfuggono al “tempo reale”, alla “diretta”, poiché risvegliano nell’osservatore la “coscienza della mancanza”: l’occhio si posa su di esse come se fossero un oggetto contemporaneo, e, al contempo, una data incerta a loro attribuita rende quasi impossibile un riferimento a un’epoca fissata nella memoria storica come immagine.

In questo saggio edito in Italia nel 2003 da Bollati-Boringheri l’autore affronta la questione del rapporto tra i reperti archeologici e l’architettura e l’urbanistica delle città, e alla loro funzione in rapporto ai coloro che la abitano o vi passano.

Augè ad esempio presenta Roma come un “non luogo”, oggi risultato di una serie di distruzioni, ricostruzioni e scavi archeologici che hanno creato un insieme scolpito nella storia ma inserito in alcune parti più recenti e moderne della città. Qui il vuoto e il troppo pieno citati nel testo sono presenti a pieno regime. Il risultato è un paesaggio che riunisce temporalità diverse, dove è quasi impossibile distinguere gli interventi nelle varie epoche.

Le rovine di Roma, così come quelle di Berlino, riescono a farci percepire un “tempo puro” che sfugge al “tempo della storia”, un tempo nel quale perdersi e osservare il mondo senza preconcetti o corredi culturali, che spodestano la realtà a favore della sua codificazione. Solo l’individuo che osserva le rovine può prendere coscienza del “tempo puro” intuendone il senso, un tempo che confonde epoche lontane e attuali in un sentimento vitale. Quando il mondo come oggetto di consumo marca la sua fine, le rovine sono ancora segni di vitalità perché ridonano il senso del tempo in quanto sono osservabili come presenze attuali.

Nell’era moderna, quindi, il monumento e la città, così come ogni luogo, diventano immagine. Il patrimonio artistico, culturale e naturalistico delle nazioni “si presenta anzitutto come un oggetto di consumo più o meno decontestualizzato, o come un oggetto il cui vero contesto è il mondo della circolazione planetaria”. Nelle città si delineano così due tendenze principali. La prima è l’uniformità dei non-luoghi: la circolazione dei prodotti, il loro consumo e la loro comunicazione hanno tutti una forma simile, per cui un senso di dejà-vù coglie l’osservatore in ogni luogo della terra.

Alice Ughi

 

Da un mio articolo pubblicato sul quotidiano on-line NewNotizie: http://www.newnotizie.it/2011/09/rovine-e-macerie-il-senso-dello-scorrere-del-tempo-nell-archittetura-secondo-marc-auge/

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