Ogni mattina a Jenin

Susan Abulhawa è una cittadina americana, ma è nata in Kuwait da una famiglia di rifugiati palestinesi ed ha vissuto i  primi anni della sua infanzia in un orfanotrofio di Gerusalemme, proprio come Amal, la protagonista del suo romanzo “Ogni mattina a Jenin”, pubblicato per la prima volta nel 2006 da Sperling & Kupfer con il titolo di “Nel segno di David.

David è un altro protagonista della storia. Nato a Jenin durante la Nakba (o Al-Nakba, termine che in arabo significa “la catastrofe”, ovvero l’inizio dell’occupazione israeliana) da Hassan e Dalia i genitori di Amal, Isma’il , viene rapito dal soldato israeliano Moshe, che lo porta a casa dalla moglie Jolanta, affetta da un devastante desiderio di maternità, ed insieme lo fanno crescere con il nome di David, come se fosse un bambino ebreo israeliano. Nel dipanarsi di questa trama inventata, ma basata su una puntuale ricerca storiografica, e arricchita da un sapore autobiografico, David verrà messo tragicamente di fronte alle sue origini, nel momento in cui si trova davanti suo fratello Yussef durante la guerra del 1967. Il libro continua ripercorrendo le vicende di questa famiglia smembrata e distrutta da una guerra assurda, attraverso la storia della Palestina.

L’autrice è cresciuta girovagando tra vari paesi, e infine si è trovata negli Stati Uniti (oggi vive vicino a Philadelphia), dove si è laureata presso l’ università del South Carolina, e ha iniziato a lavorare nel campo delle scienze mediche.  E’ la fondatrice dell’associazione Playgrounds for Palestine (sito intrenet: http://www.playgroundsforpalestine.org),  associazione che si prefigge di creare parchi giochi muniti di girelli, scivoli, e altalene per i bambini della striscia di Gaza, e dei campi profughi della Siria e del Libano. In Italia il libro è stato pubblicato nel 2011 da Feltrinelli, con la traduzione dal’inglese di Silvia Rota Sperti, titolo originale “Mornings in Jenin”.

Susan Abulhawa  è stata ospite del Salone del libro di Torino edizione 2011, ma personalmente ho avuto la fortuna di imbattermi in lei e nel suo libro durante un incontro con la scrittrice organizzato dall’ Associazione di Amicizia Italo-Palestinese (sito internet: http://www.amiciziaitalo-palestinese.org) il 14 settembre 2011 presso la biblioteca delle Oblate di Firenze.

Non volendo svelare per intero la trama di questo meraviglioso romanzo, doloroso come un pugno nello stomaco, ma anche dolce come il miele, ricco di fantasia ma allo stesso tempo rigoroso nei rimandi storico-politici, mi limiterò solo a riportare alcuni pezzi di questa lettura che consiglio a tutti.

“Ci spostavamo, ma senza andare da nessuna parte. Guardavamo, ma la realtà ci offuscava la vista. Inalavamo ed espiravamo la polvere della carneficina, ma non respiravamo. Mentre la folla cresceva, guardavo il tetto nel silenzio del mio terremoto privato. Eravamo profughi, tutti quanti. Quelli che erano scappati erano diventati profughi ancora una volta, in altri rottami umani che punteggiavano la recente storia di Israele. E quelli di noi che erano rimasti diventarono prigionieri a Jenin. Adesso aspettavamo la libertà.”, Amal, protagonista e voce narrante principale.

“Non era quello che aveva sognato. Aveva sognato una vita normale: una patria, una moglie, una famiglia. Aveva combattuto per salvare il popolo ebraico. Ma adesso era perseguitato dalle terribili espulsioni, le uccisioni, dalle violenze. Non poteva affrontare tutti quei volti, le loro voci. C’era così  poca tranquillità nella sua vita. Il suo cuore trovava un po’ di conforto solo nell’alcol. Così ogni giorno girava l’angolo, percorreva tre isolati ed entrava nel suo rifugio per mettere a tacere i demoni e se stesso.”, Moshe, soldato israeliano e rapitore di Isma’ il.

“Mio fratello era irrimediabilmente perduto. Aveva attraversato l’abisso di fiamme davanti al quale io ancora esitavo, ed era atterrato sulla sponda placida e distaccata della vendetta. Aveva lasciato la sua anima a vagare fra Sabra e Shatila, dove sua moglie e sua figlia giacevano in una fossa comune sotto a un mucchio di rifiuti, sotto l’impunità dei loro assassini, le promesse infrante delle superpotenze e l’indifferenza del mondo verso il sangue versato dagli arabi.”, Yussef, fratello maggiore di Amal e Isma’ il.

Alice Ughi

Da un articolo da me scritto pubblicato sul quotidiano on-line NewNotizie: http://www.newnotizie.it/2011/11/ogni-mattina-a-jenin-di-susan-abulhawa/

La copertina dell’edizione italiana, dal sito http://www.pontas-agency.com

Susan Abulhawa, fonte: thetanjara.blogspot.com.

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