Un acquario per il Meyer

L’intuizione che il rapporto con gli animali possa avere degli effetti terapeutici, è nata nell’antichità (si pensava ad esempio che gli animali avessero poteri soprannaturali e taumaturgici) e si è sviluppata fino alla messa a punto di metodologie mirate per varie patologie. Alla fine degli anni ’60 lo psichiatra infantile Boris Levinson verificò scientificamente l’efficacia terapeutica degli animali nel recupero di pazienti affetti da gravi turbe psichiche, e per indicare questo tipo di approccio della medicina, coniò il termine “Pet Therapy”. Alla base della Pet Therapy c’è l’emozione positiva che nasce dal rapporto del paziente con l’animale, che da compagnia e sicurezza. L’animale costituisce uno stimolo, in quanto essendo precluso il rapporto verbale, non solo garantisce un effetto calmante, ma nello stesso tempo rende possibile un contatto ed una comunicazione non convenzionale. Inoltre un cane, un gatto o un semplice pesce possono svolgere una funzione di ammortizzatore in particolari condizioni di stress e di conflittualità. In particolare i bambini in ospedale sono soggetti a depressione, disturbi del sonno e dell’appetito, sintomi dovuti a sentimenti di ansia, paura, e dolore connessi sia alla loro condizione di salute sia al fatto di trovarsi in una situazione costrittiva. Quindi le attività organizzate con animali hanno lo scopo di riunire i bambini, farli rilassare e socializzare tra loro, migliorando così la qualità della loro vita in quella particolare contingenza.

In questa ottica si è sviluppata l’iniziativa della Dott.ssa Francesca Gheri, con la collaborazione del Dottor Fabrizio Niglio dell’ANDO, la quale ha portato in reparto un piccolo acquario di plastica con Fuoco, un pesce rosso che ha riscosso immediatamente un grande successo tra i piccoli degenti. E’ stato infatti constatato in vari studi che l’osservazione dei pesci in un acquario può contribuire a ridurre la tachicardia e la tensione muscolare, agendo così da antistress. La dott.ssa Gheri stessa spiega:“ho pensato a quanto tempo questi bambini trascorrono in DH per effettuare esami e cure, al fatto che a volte sembrano chiusi in una palla di vetro, impossibilitati a contatti “normali” con l’esterno e con il mondo animale per la paura di fenomeni di immunodeficienza”.

Da questa prima esperienza è nata l’idea di creare uno spazio, all’interno del reparto di oncoematologia, con un acquario “vero e proprio” attorno al quale sviluppare attività creative e socializzanti, idea che si è concretizzata con l’inaugurazione del 11 ottobre 2006. A questo evento hanno partecipato con entusiasmo non solo i bambini e i genitori che erano presenti in reparto, ma anche il personale (infermieri, dottori).

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