“Salvate la speranza”, il testamento spirituale del padre dell’etologia

Da poco mi è capitato di nuovo  tra le mani un libro che da tempo non leggevo, “Salvate la speranza. Un testamento spirituale in difesa dell’uomo e dell’ambiente”,  volume che raccoglie una serie di dialoghi tra il giornalista scientifico Kurt Mündl e il padre dell’etologia moderna Konrad Lorenz. Nato e vissuto in Austria Lorenz ricevette il premio Nobel per la medicina e la fisiologia (condiviso con Nikolaas Tinbergen e Karl von Frish) nel  1973 per i suoi studi sul fenomeno dell’imprinting nelle oche selvatiche.Questo libro rappresenta una sorta  di compendio del pensiero filosofico ed etico che Lorenz andò sviluppando durante la sua vita, parallelamente ai suoi studi di etologia comparata, non sotto forma di saggio bensì di conversazione.

Nel 1978 un amico di Mündl, il commerciante di animali Robert Czeck, invitò lo scrittore in erba a far visita insieme a lui al famoso etologo, dando così inconsapevolmente inizio ad una collaborazione amichevole che sarebbe durata per molti anni. Il libro uscì nel 1988 anno in cui Lorenz compiva 85 anni, dopo dieci anni di assidua frequentazione con il giovane Kurt. Si articola in quattro parti ed è una sorta di lunga intervista a Lorenz, ormai maturo e sicuro della propria visione della vita e del mondo. Pur essendo  stato pubblicato più di vent’anni fa, le tematiche affrontate sono ancora oggi drammaticamente attuali.

Le prime conversazioni vertono sulla vita personale dell’etologo: i suoi ricordi d’infanzia, la nascita della passione per gli animali, gli anni dell’università e la vita coniugale. Nella seconda parte i discorsi diventano più seri e le domande vertono su i processi evoluzionistici e sulla capacità dell’uomo di riconoscere armonia e disarmonia nella natura.

Nella terza parte vengono affrontate tematiche a carattere prettamente etologico come l’umanizzazione degli animali, il ruolo dei mass-media nella conservazione degli ecosistemi, fino ad arrivare ad analizzare la situazione attuale dell’umanità, per proporre o pensare alle modalità attraverso le quali arrestare il processo di distruzione in atto. Lorenz insiste in modo particolare sull’importanza dell’ “educazione alla natura” fin dalla più giovane età e su come rendere chiara a tutti la necessità di conservare la biodiversità sul nostro pianeta. Alla fine di questa sezione Mündl chiede al premio Nobel di fare alcune riflessioni sulle armi e sull’energia atomiche, con particolare riferimento al recente, all’epoca, disastro di Chernobyl.

Su questo argomento la visione di Lorenz appare chiara: è nettamente contrario a qualsiasi tipo di centrale nucleare. Ecco le sue parole “L’unica cosa che possiamo fare contro la radioattività è evitarla in ogni modo. Ma per far questo bisogna cambiare impostazione di pensiero, bisogna cambiare l’ordine di molti valori. L’uomo della strada ha il diritto di sapere che cosa fanno i potenti. Se gli egiziani avessero gettato materiali radioattivi nel Nilo, questo fiume sarebbe avvelenato già da 4000 anni, e ne resterebbero altri 16000! Se non si capisce questo, allora non resta che dire: padre, perdona loro! E anche: salvate la speranza!”

Nell’ultima parte Lorenz espone possibili vie per risolvere i problemi che affliggono l’umanità, problemi che individua principalmente nella sovrappopolazione, nell’ industrializzazione selvaggia, e nel cambiamento climatico accelerato. Egli ritiene che lo sviluppo economico in continuo aumento porti forzatamente ad una catastrofe generalizzata, cosa che con il senno di poi appare quasi profetica, sicuramente molto attuale vista la crisi globale che stiamo attraversando.

Anche se al vecchio etologo appare quasi impossibile arrestare il processo di crescita economica incontrollata che vede intorno a sé, non rinuncia a vedere vie d’uscita: “Se vogliamo sconfiggere i pericoli che minacciano questo mondo -…- si impone un cambiamento radicale di mentalità. E’ necessario un ribaltamento di tutti i valori, una demitizzazione del denaro. E qui si può essere un tantino ottimisti: tra i giovani sotto i 25 anni si trovano ben pochi adoratori del dio denaro. Ma tra i quarantenni se ne trovano molti e tra i sessantenni moltissimi. Non resta quindi che sperare nella gioventù.”

Alice Ughi

Da un mio articolo pubblicato sul quotidiano on-line NewNotizie: http://www.newnotizie.it/2011/10/salvate-la-speranza-il-testamento-spirituale-del-padre-delletologia/

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