La lunga via per Manchester

Cari lettrici e lettori immaginari,

questo è il primo post che scrivo dopo tanto tempo. Varie peripezie, sfortunati e fortunati eventi mi hanno portata a girovagare in modo più disorganizzato del solito.

Una di queste avventure è però degna di essere riportata qui.

Insomma, almeno a mio modesto modo di vedere.

Il 28 novembre dello scorso anno, dopo aver raccolto in fretta e furia le mie carabattole dall’ ufficio, sono partita per un viaggio della speranza alla volta di un piccolo paesino vicino a Manchester.

Nei giorni precedenti 50 stands popolati da una miriade di volontari avevano riempito il Runaway Visitor Park dell’aeroporto di Manchester, per mostrare gli attuali problemi ambientali e le strategie portate avanti per misurarne la gravità e provare a risolverli. L’iniziativa si chiama “Into the blue” e le tematiche affrontate erano quattro: acqua, aria, energia e salute. L’iniziativa è stata organizzata dal NERC, Natural Environment Research Council, ed io ho avuto la furtuna di partecipare insieme alla Royal Society of Environmental Chemistry.

E’ stato un po’ un tuffo nel vuoto, visto che sono diversi anni che non lavoro con “il pubblico”. Sebbene durante questo tempo speso in Gran Bretagna abbia lavorato in scuole, ed al momento con studenti universitari, la prospettiva di tornare ai tempi dei banchini Openlab in piazza a Sesto Fiorentino, mi ha intimorita, quanto eccitata.

La coordinatrice, e principale organizzatrice, Dr Zoe Fleming, non aveva dato molte informazioni preliminari sulle attività che sarebbero state presentate, nè ci aveva esattamente spiegato come si sarebbe svolta la giornata. Gli esperimenti presentati non mi erano estranei e, alle brutte, avrei potuto sempre improvvisare! In fin dei conti la scienza da strada necessita anche una buona dose di teatralità.

Insomma per farvela breve mi sono imbarcata sul National Express N104 (numero fittizio) con spirito leggero e fiducioso. Non sapevo che il viaggio sarebbe stato un vero incubo. Il motore ha deciso di guastarsi proprio dopo la sosta all’”Autogrill” (io chiamo così anche quelli nelle aree di sosta britanniche), causando un’attesa rassegnata di un’ora e mezzo prima dell’arrivo del bus sostitutivo che ci ha portati a destinazione.

Il tragitto da Manchester a Wilmslow, così si chiama il remoto paesino del contado, adiacente all’aeroporto dove la casa dei volontari era situato, è andato bene. Una specie di Indicatore (solo chi ha familiarità con la piana fiorentina potrà cogliere la similitudine) di Manchester, con la stessa desolazione e disagio.

 

wilmslow

 

Tutto è andato secondo i piani, fino al momento in cui abbiamo finito di caricare i materiali sul furgone della Dr Fleming (si anche qui quando si tratta di divulgazione scientifica pare che molto sia lasciato all’iniziativa personale). Chiave nel quadro, frizione, girare e…il rumore agghiacciante del motore che gira a vuoto.

Dentro di me sono partite un paio di bestemmie della migliore tradizione toscana, coinvolgenti animali vari.

Con rischi indicibili e traversie innumerevoli (cit.) siamo riusciti ad arrivare quasi in tempo all’area espositiva, ed a preparare tutto prima che iniziasse ad arrivare la gente.

I nostri esperimenti erano rivolti in primo luogo ai bambini, per far loro vedere la parte più divertente ed interessante di una disciplina, come la chimica ambientale, che è spesso vista come noiosa.

Nel primo banchino avevamo un paio di bacinelle piene di sabbia, sassi e pezzi di plastica. Il nostro compito era attirare il pubblico e stimolarli con domande a riconoscere quale fosse l’inquinante, e quale potevano essere I modi di sbarazzassersene. Inoltre avevamo collegato una lente alla telecamera di un telefono cellulare, di modo che i bambini potessero esplorare la diversa forma e distribuzione dei materiali da un punto di vista “microscopico”. La chiaccherata andava avanti parlando dei diversi tipi di terreno, testandone il pH, e la concentrazione di nitrati.

 

banchino-1

 

Il vero asso nella manica è stato l’essere in posseso di così detto ghiaccio secco (dry ice), ovvero anidride carbonica in forma solida.

Nel nostro cosa l’abbiamo usato per dimostrare come l’amento di CO2 in atmosfera causi un aumento del grado medio di acidità degli oceani (abbassamento di pH), con conseguenze letali su alcune specie di coralli ed altre forme di vita indispensabili per la conservazione della biodiversità marina.

 

co2

 

La fatica ed il disagio del viaggio sono passati in secondo piano, via via che i visitatori si avvicendavano e le facce sorprese e gli “ohhh” di stupore si facevano sempre più frequenti. Uscire dallo stantio e dal chiuso delle università e dei laboratori, per tornare a contatto con coloro che dovrebbero usufruire dei risultati e delle conoscenze prodotte grazie al nostro lavoro, vale sempre la pena!

Per una descrizione precisa e tecnica dell’esperimento di acidificazione degli oceani con il ghiaccio secco, vi rimando alla versione inglese del blog, visto che non mi costa fatica andare in giro a fare esperimenti, ma tradurre si.

Tra l’altro nella versione inglese faccio una specie di misterioso annuncio sul fatto che ho cambiato direzione, anche se non del tutto. Non sono piú una tecnica di laboratorio, ma sono tornata a studiare, anche se pagata.

Stay tuned!

 

 

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Soapbox Science in Brighton is looking for volunteers

Source: Soapbox Science in Brighton is looking for volunteers

UCL 3MT competition winner!

not only chemistry

Every year the UCL organize a competition dedicated to doctoral candidates who have to recap their work into a three minutes presentation to a non-specialist audience called UCL 3MT competition.

This year winner is Alexandra Bridarolli who is working on the NANORESTART Horizon 2020 project, nanotechnology-based solutions for the conservation of contemporary art materials. Her thesis is focused on using nanocellulose for the consolidation of cellulosic materials in particular on canvas from the 20th century.

I love her theatrical and pathetic attitude during her presentation!

What do you think about her presentation? Does is show enough enthusiasm? Is it comprehensible to everyone?

In my opinion it is excellent example of how science can be made interesting and taken out of the closed, often self-centered academic world, and made accessible to the public without using cryptic complicated language.

So well done Alexandra!

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Zoom In – A closer look at science at the British Museum

heritage science. fact not fiction

As part of British Science Week 2017 the National Heritage Science Forum is again featuring blog posts from heritage scientists from across its member organisations. This year’s theme is ‘sharing heritage science’ and the blogs over the rest of the week will give an insight into the many different forms that heritage science can take, as well as some of the different ways of getting involved.

We start, today, with Peter Mc Elhinney’s summary of British Science Week events that will take place at the British Museum, including this afternoon’s Facebook Live event…

This week, the British Museum’s scientists come out from behind the scenes for a free event that offers visitors the chance to take a look at heritage science in the Museum. Visitors will get the chance to learn about the techniques that are used to monitor and care for the Museum’s collections, and see the latest behind-the-scenes…

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We can do it!

Buona festa della donna!

not only chemistry

Women-in-STEM-Icon

Today we are celebrating “International Women’s Day” and I’d like to talk about the achievements of women in STEM, presenting a couple of female scientists who made it, struggling in a world dominated by men.

Despite being overshadowed by their husbands or close colleagues, judged badly and criticised for not being in compliance with the “female” stereotypes and their scientific discoveries often being stolen or underestimated, they lead the way in their field.

Regardless of their social, economic and ethnic background they are inspirational figures that should urge us to keep fighting for our rights, our freedom of expression and self-determination.

Mary Anning (1799-1849)

Mary_Anning_painting.jpg

Mary was born into poverty, but became the greatest fossils finder of her era, influencing the new science of paleontology despite not being acknowledged by her peer colleagues. Several books and articles are talking about her using anedoctes and stories, but very little is known about…

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Waste disposal conundrum

Into the blue. Environmental Chemistry Outreach Exhibit

not only chemistry

Dear imaginary readers,

it’s with excitement that I can say I will be part of this amazing events curated by the Environmental Chemistry Group of the Royal society of Chemistry.

It will take place at Manchester Runaway Visitor Park from Tuesday the 25th until Saturday the 29th of October.

Into the blue will bring alive the world of environmental science and research by immersing visitors in a hands-on science exhibition, experiencing the best of the UK’s environmental science research and the cutting-edge technology that is used to measure and monitor our environment.

Some lucky visitors will be able to go on board and experience the UK’s most advanced research aircraft, to ask questions of real scientists and interact with a range of exhibits from all of NERC’s centres.

For more information and tickets visit the NERC website.

I can’t wait for that!

science-weekok

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